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Da zero… a Rimini

23 Aprile 2025
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Dopo l’infortunio del 4 marzo, mi sentivo come un leone in gabbia: desideravo con tutto il cuore di rimettere le scarpe da corsa e tornare a vivere quella sensazione di libertà che solo la corsa sa regalare. Allo stesso tempo, però, avevo paura di uscire di casa anche solo per una passeggiata, perché il timore di risentire quel dolore o di avere una ricaduta era ancora molto presente nella mia mente.

Dopo dieci giorni, il dolore fisico era scomparso, e questo mi aveva dato una speranza nuova. Ma i miei amici Roberto e Mauro, con il loro modo di essere premurosi e un po’ severi, mi tenevano al guinzaglio, come si fa con un cucciolo un po’ troppo vivace. Con uno strappo, infatti, non si scherza, anche se il dolore non si sentiva più, la paura di una ricaduta era sempre dietro l’angolo.

Nel frattempo, dovevo saltare la maratona di Roma, per la seconda volta di fila. È stata un’edizione speciale, con un’atmosfera fantastica, e seguire la gara come spettatore mi ha fatto sentire ancora più vicino a quella passione che mi ha sempre accompagnato. Mi sono fatto notare con un cartello che diceva: “ma se pò sape’… n’do cazzo annate”, un modo scherzoso per tifare i miei amici e per condividere un po’ di quella sana ironia che rende tutto più leggero.

Anche se non sono riuscito a correre questa volta, l’esperienza di essere lì, tra la folla e i corridori, mi ha dato una carica incredibile. Con pazienza e attenzione ho lavorato per tornare in forma e riprendere a correre, perché questa passione non si spegne facilmente. La strada è ancora lunga, ma ero determinato a tornare presto a vivere quelle emozioni che solo la corsa sa regalare!

Mentre i miei amici continuavano a correre ogni giorno con entusiasmo e determinazione scalpitavo dall’impazienza di tornare a vivere quella sensazione di libertà. Ogni volta che vedevo Mauro e gli altri partire per le loro sessioni di allenamento, il mio cuore si riempiva di desiderio e un po’ di frustrazione, perché l’infortunio era arrivato proprio nel momento in cui stavo vivendo il mio periodo di forma migliore. Era come se tutto il lavoro, la fatica e le soddisfazioni di quei mesi stessero per essere messi in stand-by, e questo mi faceva un po’ innervosire. Non volevo perdere quanto di buono ero riuscito a costruire fino a quel momento, perché sapevo che la strada per tornare in forma richiede pazienza e costanza. Avevo anche in mente un obiettivo, volevo accompagnare Mauro all’Ultimo Sopravvissuto in Puglia, anche solo facendo qualche giro con lui, per condividere quella passione e sostenere il suo impegno. Sarebbe stato un modo per restare vicino a quel mondo che amo, anche se non potevo correre come avrei voluto. Purtroppo, però, le cose non sono andate come speravo. L’ecografia non ha dato i risultati sperati, e quindi sono stato costretto a fermarmi ancora per altri dieci giorni, con tutto il dispiacere del caso. Quel periodo di inattività mi ha messo alla prova, ma ho cercato di mantenere la calma e di pensare che questa pausa forzata fosse solo temporanea. So che la strada verso il recupero richiede pazienza, ed ero determinato a rispettare i tempi necessari per tornare a correre in modo sicuro e forte. Nel frattempo, ho continuato a tifare i miei amici da lontano, condividendo con loro ogni passo e ogni traguardo, perché alla fine la passione per la corsa ci unisce più di ogni altra cosa. Non vedevo l’ora di riprendere a correre, di sentire di nuovo il vento sulla faccia e il battito del cuore che accelera, perché questa passione è parte di me e non si arrende facilmente.

Finalmente, il 31 marzo, dopo settimane di attesa e di piccoli passi avanti, sono riuscito a mettere di nuovo le scarpe da corsa e a fare un piccolo test. Con un misto di emozione e un pizzico di timore, sono partito per un percorso di 6 km, e questa volta sono riuscito a correrli spensierato, senza dolore e con una sensazione di libertà che avevo quasi dimenticato. È stato un momento di grande sollievo e di gioia, perché sentire il polpaccio rispondere bene e poter riprendere a muovermi con naturalezza mi ha dato una carica incredibile. Il giorno seguente, ho replicato il percorso, questa volta con un po’ più di attenzione, ascoltando il mio corpo e rispettando i segnali che mi dava. Finalmente, si può dire, si corre di nuovo! La fatica si è fatta sentire, ma era una fatica buona, quella che ti fa sentire vivo e che ti ricorda quanto la corsa sia parte di me. E ad accompagnarmi in questa ripartenza c’è stato anche mio figlio, che ha deciso di venire con me, condividendo questa emozione. È stato bello avere la sua compagnia, sentirlo respirare al mio fianco e condividere quei momenti di fatica e di gioia. Per lui, questa è stata anche un’occasione per allenarsi e nel fine settimana ho deciso di accompagnarlo per i suoi 16 km. Io l’ho fatto con orgoglio, e anche se negli ultimi chilometri lui e Mauro si sono un po’ allontanati, sono felice di aver condiviso con lui questa esperienza. È stato un modo per rafforzare il nostro legame e per trasmettergli la passione per la corsa, che spero possa diventare anche per lui una fonte di soddisfazioni e di crescita personale. Dopo questo bel allenamento, ho deciso di puntare ancora più in alto. Con il polpaccio che risponde abbastanza bene, ho programmato di partire con il gruppo per la maratona di Rimini, che si terrà il fine settimana successivo. In settimana, sono riuscito ad uscire per allenamenti corti, utili solo per riprendere il ritmo e la confidenza con la corsa, senza forzare troppo. Questi allenamenti mi hanno dato la motivazione di cui avevo bisogno, e mi hanno fatto capire che, con pazienza e determinazione, posso tornare a vivere le emozioni di una maratona, anche se il percorso sarà ancora lungo e pieno di sfide. Ora, il mio obiettivo è continuare a lavorare con costanza, ascoltando il mio corpo e rispettando i tempi necessari per tornare a correre in modo completo e sicuro. La strada verso il ritorno alla piena forma è ancora in salita, ma ogni passo avanti mi riempie di speranza e di entusiasmo. Non vedo l’ora di vivere di nuovo quelle sensazioni di libertà e di adrenalina che solo la corsa sa regalare, e di condividere ancora tante emozioni con i miei amici, la mia famiglia e, soprattutto, con mio figlio. La passione per la corsa è più forte di qualsiasi infortunio, e sono determinato a non mollare!

Sabato mattina, ci siamo messi in viaggio con la macchina di Mauro, che, nonostante la schiena bloccata, ha deciso di guidare comunque, dimostrando grande determinazione e spirito di squadra. A bordo c’erano anche Gigi, Mauro Candidi, Marco e Pino, formando praticamente una scolaresca in gita, tutti pronti per questa avventura. La partenza è stata accompagnata da un’atmosfera di allegria e scherzi, con battute e risate che hanno reso il viaggio ancora più piacevole. Prima di partire, ci siamo concessi una sosta in pizzeria per il pranzo, un momento di convivialità e relax, dove abbiamo gustato ottime pizze calde e condiviso le nostre aspettative per la gara del giorno dopo. Il viaggio è stato lungo, ma anche molto divertente: tra aneddoti, ricordi di corse passate e progetti futuri, il tempo è volato via tra chiacchiere e risate. La conversazione principale, ovviamente, è ruotata intorno alle corse e agli obiettivi per la maratona di Rimini. Io, con il mio ritorno alla corsa dopo l’infortunio e con solo 5/6 allenamenti alle spalle, avevo deciso di puntare a correre fino alla mezza maratona, senza forzare troppo, e poi valutare se passare alla modalità Galloway per gestire meglio le energie. Mauro, invece, non al massimo della forma a causa del problema alla schiena, avrebbe deciso il giorno dopo se avrebbe preso parte alla gara, ma nel frattempo aveva deciso di seguirmi se avesse deciso di partire. La tensione e l’entusiasmo erano palpabili, ognuno con le proprie strategie e speranze, ma tutti uniti dalla passione per la corsa e dalla voglia di vivere questa esperienza insieme. Arrivati a Rimini, la prima tappa è stata quella di recuperare il pacco gara, un’operazione che si è rivelata un po’ complicata a causa del traffico impossibile che regnava in città. Tra clacson, auto che si spostavano a passo d’uomo e un po’ di caos, siamo riusciti a prenderlo, sorridendo e scherzando come sempre. Poi ci siamo spostati nel nostro albergo, che si trovava a soli 100 metri dall’arrivo della maratona, una posizione strategica. Mentre con gli altri amici interisti ci siamo messi a guardare la partita, Gigi si è messo in cerca di un ristorante per la cena, con l’obiettivo di trovare un posto vicino al nostro alloggio, visto che il giorno dopo avremmo corso. Alla fine, abbiamo trovato un ristorante fantastico, dove ci hanno servito piatti di pesce, accompagnati da birra e tanta allegria. Abbiamo mangiato e bevuto come se non ci fosse un domani, lasciandoci andare a chiacchiere e risate. Dopo aver cenato, siamo tornati in albergo, anche un po’ tardi, ma con il cuore leggero e tanta energia positiva. Questi sono i momenti che rendono speciali i fine settimana dedicati alla corsa.

Ci siamo svegliati la mattina dopo, e il cielo era ancora grigio, con la strada bagnata dalla pioggia che aveva deciso di fare capolino durante la notte. Nonostante il tempo incerto, ci siamo vestiti con i nostri kway, pronti ad affrontare la giornata e la grande sfida che ci aspettava. La tensione e l’entusiasmo erano palpabili tra di noi mentre ci avviavamo verso il punto di partenza, attraversando le vie di Rimini ancora umide, con le luci che si riflettevano sulle pozzanghere. L’atmosfera era quella di una vera festa, con tanti amici e appassionati di corsa che si erano già radunati, pronti a vivere questa giornata speciale. Mentre ci avvicinavamo, ci siamo resi conto di quanto fosse grande il gruppo, tutti con il sorriso sulle labbra, pronti a darsi battaglia sulla strada. È stato in quel momento che abbiamo capito perché Mauro aveva deciso di mettere un limite di iscritti alla Maratombola… altrimenti come avrebbe fatto a salutare tutti gli amici incontrati nelle varie gare? Sarebbe stato impossibile, un vero e proprio tour de force! La partenza della 10 km, che si stava per dare, era un tripudio di colori, bandiere e adrenalina. Mentre osservavamo i corridori schierati, mi è arrivata una telefonata da Monica, che voleva sapere come stavo e come avevo deciso di affrontare la gara. Le ho risposto con entusiasmo, dicendole che mi sarebbe piaciuto provare a correre tutta la maratona fino al traguardo, senza risparmiarmi troppo, giusto per vedere come mi sentivo. Ma appena ho detto questa cosa, mi sono reso conto di aver forse detto una cavolata, perché Mauro, che era lì vicino a me, mi ha subito rimproverato con un sorriso. Anche al telefono, Monica mi ha fatto notare che forse era meglio non rischiare troppo, e che sarebbe stato più saggio ascoltare il mio corpo e rispettare i tempi di recupero. Capivo bene che, anche se la voglia di spingere fino in fondo era tanta, dovevo essere realistico e prudente. Mi sono guardato intorno, tra gli amici e i compagni di corsa, e ho capito che questa giornata sarebbe stata un mix di emozioni, di sfide e di condivisione. La pioggia, anche se fastidiosa, non riusciva a spegnere l’entusiasmo di tutti, anzi, sembrava quasi unirci ancora di più in questa grande avventura. E così, con il cuore leggero e la testa piena di sogni, ci siamo preparati a partire, pronti a vivere ogni passo di questa maratona, consapevoli che ogni decisione, anche quella di non forzare troppo, sarebbe stata quella giusta per noi.

Finalmente si parte, e l’adrenalina comincia a salire. Marco si stacca subito in avanti, deciso a fare una buona partenza, mentre Candidi parte un po’ più arretrato, forse per gestire meglio le energie o per trovare il proprio ritmo. Io, Mauro e Gigi invece ci muoviamo insieme nei primi chilometri, non siamo tantissimi, ma nemmeno pochi. La strada iniziale è veramente stretta, quasi un sentiero tra le case e il lungomare, e non tutti riescono a entrare sul percorso senza rischiare di toccarsi o di rallentare. .

Mentre ci allunghiamo lungo la via, la strada diventa più ampia e percorribile, e possiamo respirare un po’ meglio. Salutiamo Gigi che vorrebbe tentare di andare sotto le 4 ore, gli facciamo un grande in bocca al lupo, consapevoli che ogni obiettivo ha i suoi tempi e le sue sfide. Nel frattempo, smette anche di piovere, il cielo si apre e il clima diventa più mite. Decido di togliere il kway, riesco ad appallottolarlo facilmente e metterlo sulla vita senza perdere troppo tempo, mentre Mauro ha qualche difficoltà in più a sistemarsi l’indumento.

I primi chilometri scorrono veloci, cerchiamo di mantenere un ritmo costante sui 6 minuti al km, cercando di non partire troppo forte ma anche di non perdere terreno. Il percorso lungo il lungomare è molto bello, dritto, con il mare da un lato e una fila di alberghi dall’altro. Tra una battuta e l’altra riusciamo a stemperare la tensione e a godere del momento.

Intorno al km 14, però, ci troviamo davanti Marco che sembra avere qualche problema fisico. Noi rallentiamo per aspettarlo; all’inizio fatica a stare con noi nel ritmo stabilito, ma poi riesce a riprendere fiato e a rimettersi in carreggiata.

Poco prima del 20° chilometro mi accorgo che devo andare al bagno. È una sosta improvvisa ma necessaria: rallento un po’, e poco prima di un ristoro riesco ad andare e in poco tempo sono tornato in pista. Fortunatamente la pausa è stata veloce e ho perso circa 4 minuti; quando riprendo a correre capisco subito che posso aumentare il ritmo senza problemi. Mi sento bene, leggero come non mai.

Raggiungo Mauro e Marco poco dopo; li trovo ancora abbastanza freschi e motivati. Rimaniamo insieme fino al 25° chilometro, ci scambiamo qualche parola di incoraggiamento, condividendo emozioni ed esperienze vissute fin qui. Ma poi decidono di seguire la loro strategia passando al Galloway 800/200 per affrontare gli ultimi chilometri con maggiore energia. Io invece decido di continuare per altri 5 km correndo aumentando un po’ il mio ritmo. Mi sento bene, ho ritrovato quella sensazione di essere in sintonia con il mio corpo e con la corsa stessa. Sento che sto facendo bene e voglio sfruttare questa condizione positiva fino alla fine

Il percorso non è certo tra i più belli che abbia fatto, ma ha il suo fascino. Si attraversano strade di campagna, con campi verdi che si estendono a perdita d’occhio e qualche tratto in un parco con continui cambi di direzione, che rendono la corsa più interessante ma anche un po’ più impegnativa dal punto di vista mentale. Dopo questa prima parte, ci troviamo su un lungo “biscotto” sul lungomare: una lunga striscia di asfalto che si estende direttamente verso l’orizzonte. È uno di quei tratti che ti permette di concentrarti sul ritmo, senza distrazioni, anche se la monotonia può farsi sentire.

Proprio su questo lungo biscotto vedo dalla parte opposta Gigi, circa 3 km davanti a me. La sua figura si staglia in lontananza, e per un attimo mi sorprendo di stare così vicino a lui. Ho deciso di mantenere il mio ritmo stabile sui 5:20/5:30 al km; non mi sembra di sentire molta fatica, anzi, in questa fase della gara mi sento abbastanza bene. La noia del percorso e la stanchezza crescente cominciano a farsi sentire, specialmente al km 36: le gambe sono meno reattive e il respiro si fa più affannato.

A quel punto decido di rallentare leggermente per recuperare un po’ le energie. In quel momento incrocio Mauro e Marco, ci scambiamo qualche parola di incoraggiamento, e Marco, con uno spirito combattivo, mi dice di andare a prendere Gigi perché non è poi così lontano. Quella frase mi fa riflettere e il mio senso agonistico mi spinge a provarci, più per avere un nuovo obiettivo in testa in quella parte della gara un po’ noiosa che per altro.

Ci penso qualche secondo e poi decido, sì, voglio provarci. Mi concentro e aumento leggermente il passo, cercando di avvicinarmi a Gigi. Nel frattempo passiamo nel punto più bello della maratona: il centro di Rimini. Le vie sono animate da pochi spettatori ma pieni di energia; le luci illuminano le facciate degli edifici storici mentre io cerco di spingere ancora sulle gambe stanche.

Appena esco dalla città per tornare verso l’arrivo, guardo avanti sperando di vedere Gigi davanti a me. Non lo vedo subito e penso di rallentare ancora un po’, ma proprio in quel momento in lontananza distinguo la sua figura, è lì, poco più avanti! Con le ultime forze che mi restano cerco di avvicinarmi. La fatica si fa sentire forte ora, ma la determinazione è più forte ancora.

Quando sono abbastanza vicino, Gigi si gira e mi vede, aspetta che io arrivi. In quell’istante ci scambiamo uno sguardo complice e ci troviamo ad affrontare insieme gli ultimi metri sotto un acquazzone bestiale. La pioggia cade copiosa come se volesse lavare via ogni fatica accumulata durante la gara; i passi diventano più pesanti ma anche più significativi.

Passiamo sotto l’arco dell’arrivo insieme, condividendo quell’emozione unica che solo chi corre sa capire appieno.

Dire che sono soddisfatto è poco. Questa maratona rappresenta molto di più di una semplice gara, è la mia 66ª maratona/ultra. Dopo un lungo e importante infortunio, tornare a correre questa distanza è stato un vero e proprio traguardo, un risultato che mi riempie di orgoglio e di motivazione.

Partire senza allenamento specifico, affidandomi solo a qualche test per capire se fosse possibile affrontare i 42 km camminando o correndo, rendendo tutto ancora più speciale. Quel tempo finale di 4:09:45 non è solo un numero, è la dimostrazione che la determinazione, la volontà e l’amore per questa disciplina possono superare anche le difficoltà più grandi. È come se avessi scritto una pagina nuova nel mio libro di corsa, una pagina che mi dà lo stimolo per guardare avanti con entusiasmo.

Un anno fa, questo tempo sarebbe stato un sogno irraggiungibile. Ricordo ancora le emozioni di allora, quest’anno invece ho corso sempre sotto le 4 ore (pacer escluso), dopo mesi di sacrifici e allenamenti intensi. Ora invece, grazie anche a questa prova inaspettata ma vincente, ho capito che posso ancora spingermi oltre i miei limiti, anche quando il corpo sembra chiedere pietà.

E così, il futuro si apre davanti a me con nuovi obiettivi ambiziosi. La prossima sfida sarà la 50ª di Romagna, poi ci sarà la mitica 100 del Passatore che mi dovrà portare alla partecipazione alla 100 miglia di New York, un’impresa che richiede preparazione accurata, determinazione e tanta passione.

Ogni passo fatto in questa maratona mi ha dato nuova energia e convinzione. So che ci saranno momenti difficili lungo il cammino, ma ora ho la certezza che posso affrontarli con coraggio.

E allora avanti tutta: con la testa alta, il cuore pieno di entusiasmo e gli occhi puntati verso nuove mete. Perché ogni chilometro percorso fin qui è stato solo l’inizio di qualcosa di ancora più grande.

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