100… di New York
Tutto parte dai soliti racconti del Generalen che ti fa venire la voglia di viverli, la 100 miglia di New York sembra essere veramente una corsa particolare così tutto il gruppo si iscrive per il ballottaggio ma purtroppo veniamo sorteggiati solo io e Mauro. Paghiamo subito l’iscrizione per non far scadere l’opzione di partecipazione e con calma cerchiamo di organizzare il viaggio. Una volta scelto il volo abbiamo la fortuna che Mauro conosce un amico che vive in città e partecipa alla gara così ci invita a passare questi giorni nel suo appartamento di Brooklyn.

L’avvicinamento alla gara non è stato dei migliori tra infortuni e ricadute che non mi hanno permesso di arrivare alla massima forma ma, visto la possibilità dell’arrivo intermedio ai 100km, sono partito per questa avventura con zero preoccupazioni, mantenendo comunque l’obiettivo delle 100 miglia.
Arriviamo nella Grande Mela e passiamo i giorni precedenti la gara come dei veri turisti, ospiti di uno splendido Robert che ci ha fatto sentire a casa nel vero senso della parola. Visita sul lungomare di Brooklyn per andare a fare la foto “nella strada famosa dove si vede il ponte”… la mia richiesta. Poi siamo andati a Ground Zero e li abbiamo deciso di andare nel museo 9/11 dove ci siamo stati per circa 3 ore, ma se avessimo avuto più tempo stavamo li tutto il giorno.

La sera prima della gara, cena fuori molto presto, ci aspettava la sveglia prestissimo visto la partenza alle 5:00 a Time Square, non proprio dietro l’angolo da dove abitavamo.
Mentre si arriva in zona partenza l’emozione sale, 140 Ultramaratoneti pronti per una bella avventura, tantissime luci e contemporaneamente tanta allegria nel gruppo, non parlando inglese sinceramente non capivo proprio tutto, anzi intuivo il discorso…forse.
Non c’è nessun arco di partenza così come non abbiamo un pettorale ma semplicemente un braccialetto con un numero. Mentre stiamo ancora tutti parlando si sente una voce forte… GO…GO…GO… e senza accorgercene siamo partiti in salita verso Central Park che attraversiamo completamente con dei continui sali e scendi passando in posti che vedo spesso nei film. La tattica è quella di correre i primi 15/20km poi passare al nostro ormai testato 700/300 mentre Robert, con più di 70 100miglia corse, decide di voler correre per i primi 35km e poi decidere in un secondo momento il da farsi.

Usciti da Central Park passiamo per Harlem, case belle ed eleganti che ci accompagnano lungo il fiume Hudson, mi guardo in torno con la bocca aperta, come un bambino al luna park. Posti bellissimi e tra Mauro e Robert si ripassa Inglese ed Italiano. Uscendo da Harlem Robert comincia ad andare in difficoltà, la nostra parte di camminata è veloce quanto la sua corsa, purtroppo spesso dobbiamo aspettarlo perché non riesce a stare al nostro ritmo. Lasciamo la strada per entrare nel bosco, posto fantastico ma nello stesso tempo molto difficile con tantissimi tratti in salita. Non è che prima era più semplice ma il panorama vario faceva passare le salite in secondo piano. Correre nel bosco non è per me il massimo, non è il mio terreno ideale e se poi ci mettiamo i lunghi tratti in salita da una parte mi piaceva dall’altra mi trovavo in difficoltà. Mi sono messo in testa al gruppetto correndo il più possibile anche se piano perchè non riuscivo a stimolarli visto che spesso mi allontanavo troppo e dovevo aspettarli. Prima di arrivare al Bronx Robert entra in crisi piena e vorrebbe farci andare via ma il Generalen vuole accompagnarlo con la speranza di stimolarlo e magari fargli passare il momento di crisi.

Per poter stare con Robert i tratti di camminata sono tantissimi, noi dovremmo passare ai 100km entro le 15 ore per prendercela comoda nei restanti 60km, con Mauro una serie di conti per capire fin quando possiamo stare con il nostro amico, alla fine il limite diventa 17 ore, oltre le quali diventa difficile proseguire. Cerchiamo di spronarlo e cerchiamo di sfruttare al massimo i ristori. Ecco i ristori, piccoli banchetti o spesso neanche quelli ma cibo e liquidi poggiati a terra, con acqua, sali e biscotti di vario tipo e soprattutto molto ghiaccio che io utilizzo sotto il cappello per rinfrescarmi un pochetto visto il caldo che ci sta massacrando.

Arriviamo al Bronx, nella mia fantasia il posto della malavita, il posto del degrado così come lo raccontano in tv, in realtà un posto normalissimo e bello soprattutto nella zona del parco e del lungomare dove la varietà di case e delle persone mi fanno ammirare questo splendido scorcio della corsa. Rimango di nuovo a bocca aperta quando passiamo nella zona commerciale del Bronx dove le macchine modificate, i pullman, i carroattrezzi e gli sfasci e non so che altro sono identici a quello che immaginavo e che vedo spesso in tv.. Sicuramente da turista non sarei mai venuto in questa parte di New York e questo è il fascino di questa corsa, visitare posti che mai e poi mai sarei venuto autonomamente.

Per uscire dal Bronx facciamo un lungo tratto sul bordo della statale per poi dirigerci verso l’aeroporto, mentre stiamo sulla strada, circa al 60km, Robert ci comunica che al prossimo ristoro si fermerà, purtroppo ha provato a starci dietro ma non riesce più ad andare avanti. Al ristoro lo salutiamo e riprendiamo anche a correre. Dopo poco comincio ad avere un fastidio sotto la pianta del piede sinistro ma non dico nulla e vado avanti. La proiezione ai 100km si abbassano e cominciamo a rientrare in un tempo fattibile per poi proseguire. Si comincia a sentire la stanchezza, il fatto di aver camminato tanto tempo prima e dover recuperare ci stava facendo consumare energie. Decidiamo quindi di alternare corsa e camminata prima 200/300 e poi Mauro si attesta su 250/250, la tattica che un mese prima mi aveva portato a fare il mio personale al Passatore. Mauro mi chiede cosa vogliamo fare se proseguire o no dopo la 100km anche perché a questo traguardo intermedio possiamo fermarci ed essere premiati, se proseguiamo poi dobbiamo arrivare alla fine della gara. Sinceramente sono molto stanco e questa era una soluzione programmata già alla partenza vista la mia condizione ma l’obiettivo era davanti i miei occhi e volevo terminare il giro, quindi mi prendo tempo per poter prendere una decisione. In torno al 80km sento una fitta bestiale sotto la pianta del piede sinistro e tanto liquido, mi si è praticamente aperta la vescica e non riuscivo più ad appoggiare il piede a terra, il pensiero che proseguire ancora per 60km dopo il traguardo intermedio mi mette un po’ di paura, la stanchezza unita al dolore che avevo sotto il piede mi fa prendere la decisione di comunicare a Mauro di non voler proseguire dopo i 100km. Con un po’ di sollievo Mauro condivide la mia decisione e, vista la mia situazione, senza nessun rimpianto. A questo punto cerchiamo di risparmiare energie per arrivare entro la 17° ora al traguardo e facendo due calcoli possiamo quasi prendercela con comodo. Correndo e camminando arriviamo a Flushing Meadows, un enorme piazza completamente piena di persone che giocano a calcio, cantano, ballano e banchettano, come in moltissimi spazi di verde che avevamo incontrato sul nostro tragitto. Purtroppo la segnaletica della corsa non è delle migliori, la fatidica freccia gialla non riusciamo più a trovarla, quindi mi vedo costretto ad accendere il cellulare per cercare la traccia GPS e capire la direzione da prendere… riesco a trovare la freccia e mi giro per cercare Mauro che si era allontanato e tornando mi porge una bella e fresca birra che camminando verso l’enorme Unisfera ce la finiamo velocemente, foto di rito che non può mancare e poi si riprende la nostra strada.

Continuando con la nostra tecnica di corsa e camminata entriamo di nuovo dentro un ormai classico parco Americano ormai senza più spingere tanto visto che dai calcoli stiamo in anticipo sul nostro nuovo obiettivo, mentre il Generalen era sereno io invece ero molto preoccupato di arrivare fuori tempo massimo, e se succede qualche cosa? E se il Garmin conteggia una distanza non reale e mancano più chilometri al traguardo? Cerco di comunicarlo ma forse causa la stanchezza non riesco a spiegarmi e quindi si va avanti così. Purtroppo non riesco più a trovare gioia da ciò che mi circonda, il piede sinistro fa male e soffro nella parte di corsa ma non voglio perdere tempo fino a quando, come un fulmine a ciel sereno, la stessa fitta la sento sul piede destro e all’improvviso non posso più correre e soffro tantissimo anche a camminare. Ormai dovrebbe mancare veramente poco ma contestualmente anche il sole è tramontato e quindi stiamo correndo nel bosco con il buio e senza le luci che avevamo messo comunque nelle borse che ci aspettavano al 100km. Incontriamo dei corridori di ritorno, con la medaglia al collo, ai quali chiediamo quanto manca, secondo loro ormai l’arrivo era vicino ma quanto? Bho! A questo punto la paura di non arrivare in tempo cresce sempre di più, non riesco più neanche a camminare perché il solo appoggiare i piedi a terra fa molto male. Mauro sente le urla ma soprattutto la campana del ristoro e me lo fa notare sottolineando che ormai siamo arrivati, uscendo dal parco si vede la strada ma, complice la stanchezza non vedo il ristoro, Mauro mi da una botta sulle spalle e facendoci i complimenti a vicenda festeggiamo il nostro arrivo e lo comunichiamo al controllo.
Tempo finale 16:42:46

Finisce la corsa ma non è finita la mia sofferenza, adesso si deve tornare a casa e non stiamo vicini e soprattutto è sera e stiamo in una città non nostra. Ci danno mille indicazioni, camminiamo tanto per andare a prendere i mezzi ma camminare in queste condizioni per me è un massacro e soprattutto sono lentissimo, nel frattempo Mauro per aspettarmi si ferma più volte per prendere da bere nei negozietti e in questa maniera riesce a reintegrare velocemente e nel migliore dei modi. Dopo quasi 2 ore riusciamo ad arrivare a casa dove ci aspetta Robert che prima si complimenta con noi poi, visto i miei piedi, con crema, cerotti e teping (uniche cose a nostra disposizione) mi cura e disinfetta nel migliore dei modi e poi vedremo che sarà importante per una veloce ripresa.
Finendo con il traguardo intermedio ci siamo regalati un giorno in più di vacanza così dopo un bella nottata di riposo, appena toccato il letto mi sono addormentato o meglio non ricordo più nulla, la domenica mattina, dopo una buona colazione a casa, siamo andati a fare gli ultimi regali per la famiglia e ci siamo incontrati con degli amici per caso anche loro a New York in vacanza.

L’ultimo giorno, prima di partire, non poteva mancare una bella passeggiata a Coney Island, ci sarei dovuto passare se avessi completato la mia gara e sono voluto andare comunque a visitarla, una bella passeggiata a vedere l’Oceano, in una località piena di divertimenti, con montagne russe e ogni tipo di giostra per bambini ed adulti. Robert ci ha voluto accompagnare e questi ci ha fatto molto piacere, purtroppo non ero veloce come loro sempre per il problema sotto i piedi ma sinceramente non mi sentivo neanche tanto stanco. Ero di nuovo in modalità bimbo a bocca aperta nel vedere tutto quello che mi circondava. Prima di tornare a casa per poi andare in aeroporto, ci fermiamo in uno locale qui famoso per gli hot dogs, anche perché appena atterrato avevo detto che avrei voluto mangiarlo.

Bellissimi 5 giorni trascorsi nella Grande Mela, contentissimo anche della gara, anche se ero partito con un altro obiettivo, non potevo chiedere di più al mio fisico e soprattutto non ho rimpianti visto che non avrei mai potuto terminare i restanti chilometri con la situazione dei miei piedi. Soddisfatto anche perché con la corsa ho visitato posti che mai avrei visitato da turista. Contento di aver conosciuto una persona speciale come Robert che ci ha ospitato e che non ci ha mai fatto sentire degli ospiti.
E portiamo a casa un’altra “gara che fa curriculum”, vero Mauro?
