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Passatore: io c’ero – 5 volte

6 Giugno 2025
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Nonostante una preparazione deficitaria dovuta ad una situazione muscolare non dei migliori, mi sono avviato, insieme agli amici Mauro, Gigi e Alessio, per il mio quinto Passatore con il chiaro intento di andare a prendermi il meritatissimo piatto delle “5 Volte io c’ero”.

Partenza come sempre da scolaresca in vacanza che va a prendere il treno a Termini direzione Firenze, colazione che non può mancare, e via su Italo in prima classe… questa volta non ci siamo fatti mancare nulla. Posti in prima classe comodissimi e coccolati con una bella merenda è quello che ci vuole in vista di una 100km. Queste distanze mettono sempre un po’ di ansia, questa volta ne avevo un po’ di più per il semplice fatto che non mi sarei accontentato di passare sotto l’arco, volevo il personale per il mio ultimo Passatore, se sotto le 14 ore meglio ma se ci riuscivo vicino alle 12 ore ancora meglio.

Arriviamo a Firenze belli carichi e decidiamo di prendere i mezzi pubblici per andare al ritiro pettorali invece di farci una bella passeggiata, arrivati ci troviamo una fila enorme davanti e sotto il sole… con calma ci mettiamo in coda e da quel momento è stato un continuo salutare vecchi amici pronti, più o meno, per questo bel viaggio. Dopo circa un ora riusciamo nell’intento e insieme al pettorale ci danno anche una bellissima maglia grigia e la felpa blu per ricordare la cinquantesima edizione. Dopo un ora sotto il sole andiamo alla ricerca di un po’ di ombra per rilassarci prima di cambiarci e consegnare le borse… troviamo un bel giardino che era già stato preso d’assalto da altri corridori dove salutiamo quelli che fino a quel momento non avevamo ancora incontrato. Pranzo con riso e tonno portato da casa, una frutta offerta da Gigi e poi via con il cambio indumenti non prima della telefonata a Patrizia per sapere dove stava.

Patrizia mi farà da assistenza nei ristori prefissati, ci eravamo visto il giorno prima dove aveva preso le sacche che gli avevo preparato e segnato i punti dove vederci e gli orari previsti di passaggio. 

Tutto pronto, caffè, consegna della borsa per Faenza e via piano piano verso la partenza sotto il Duomo di Firenze dove ci arriviamo a ridosso della partenza visto che ce la siamo presa con calma… forse troppa.

In un batter d’occhio si parte, dallo sparo cominciamo a camminare verso l’arco della partenza e poi cominciamo a correre per poi fermarci immediatamente per il tappo creato dalle persone, tantissimo pubblico che ci acclama fa andare via l’ansia ma dal punto di vista della corsa il primo chilometro non è proprio il massimo, strada stretta e tantissime persone che camminano già dalla partenza e si mettono davanti, fanno si di rendere impossibile poter correre senza travolgere altri corridori. Uscire dal centro di Firenze è abbastanza veloce e, immettendoci sulla strada verso Fiesole, la strada si allarga e finalmente cominciamo a correre. Non sto proprio al massimo, le gambe sembrano già appesantite, ma non ci voglio pensare, un passo dopo l’altro è e sarà il mio mantra all’inizio del viaggio. In questo tratto Gigi mi rimane vicino e sinceramente spero di starci il più possibile, conosco cosa vuol dire fare 100km in solitaria anche se partiamo per due obiettivi differenti.

Arriva la salita di Fiesole, cerco di correrla piano piano ma la pendenza diventa subito proibitiva, decidiamo di camminare per poi riprendere a correre in quei tratti di falso piano o dove la pendenza ce lo permetteva, anche se per brevi tratti, di correre per poi camminare appena il cuore saliva di battiti. Finalmente arriviamo a Vetta le Croci, al ristoro un po’ di carico di acqua e panino con nutella e soprattutto, come da tradizione, un bel pezzo di mortadella, giusto per mettere un po’ di grassi in magazzino… ancora un piccolo tratto in salita e poi giù per circa 10km di discesa, questa volta la corriamo quasi tutta cercando di non esagerare per non pagarla dopo, ancora insieme a Gigi ci scambiamo qualche battuta e pensiero di come stava andando fino a quel momento, anche se con un po’ di caldo, la temperatura ci stava graziando. Prima di arrivare a Borgo San Lorenzo raggiungiamo il nostro amico Accarino che, stranamente, non avevamo ancora incontrato. Ci facciamo il tratto fino al ristoro insieme, poi lui continua mentre io e Gigi ci fermiamo perché ci aspettava Patrizia che, direttamente dal lavoro a Roma, si era catapultata a Borgo. Piccola sosta dove ci aggiorna dei nostri amici che erano già passati e nel frattempo ci riempiamo di crema anti sfregamento visto che lo zainetto mi cominciava a dare fastidio sotto le braccia. Diamo appuntamento direttamente a Razzuolo per indossare le luci e ripartiamo di corsa cercando di non perdere ulteriore tempo.

Passato il paese si riprende a salire e sappiamo che questa è la parte più dura che ci porterà fino al Passo Colla, sinceramente me la ricordavo meno ripida, infatti subito dopo, nonostante si continuasse a salire la pendenza diminuisce un pochetto e decido di riprendere a correre, in quel momento Gigi mi dice qualche cosa, tipo vai che non riesco a correre in salita, io senza proferire voce ma con un segno di assenso lo saluto e continuo. Mi ritornano in mente le parole del Generalen che mi dice di non accontentarmi e di provare, fin quando potevo e senza far salire troppo i battiti, di correre in salita. Per ingannare il cervello mi sono abbassato la visiera del cappellino per non vedere la strada davanti a me e quindi la salita, dopo un po’ ho deciso di darmi una regola e da quel momento, escluso i tratti in pianura, pochissimi, ho corso 200 metri e camminato 200 metri, questo ritmo me lo sono portato fino al Passo Colla. Mi piaceva il ritmo che stavo portando, non faticavo più di tanto e mi accorgevo che sorpassavo tante persone che avevano deciso di camminarla tutta, così come avevo fatto io le 4 edizioni precedenti.

Andando avanti con il tempo si arriva al tramonto e da un momento all’altro la temperatura cambia drasticamente. Vestito ancora con la sola maglia e pantaloncino, piano piano comincio ad avere freddo fino a cercare di correre qualche metro in più per cercare di riscaldarmi ma non ci riuscivo. Non vedo l’ora di raggiungere Patrizia per cambiarmi la maglia e coprirmi. Finalmente Razzuolo, ci arrivo un po’ in anticipo sulla tabella di marcia ma perdo tanto tempo per cambiarmi visto i movimenti molto lenti, appena fermato sembrava che tutti i muscoli avessero deciso di andare in pausa. Maglia a manica lunga e kway e cappellino invernale, con la speranza che potesse bastare, luci e catarifrangenti e si parte di nuovo con lo stesso passo 200mt e 200mt. Mi ricordavo gli ultimi metri del Passo più duri ma probabilmente l’idea fissa di correre/camminare mi ha nascosto la fatica, oltretutto non avevo più la visiera per non vedere la strada davanti ma adesso mi bastava indirizzare la luce vicino per non vedere cosa mi aspettava.

Arrivato al Passo Colla con una forza di non sapere di avere, un bel piatto di pasta, brodo di gallina bollente e via per la discesa. Vento freddo contrario mi dava un fastidio, con l’esperienza della 50 di Romagna decido di controllarmi in discesa per non pregiudicare i muscoli che mi avrebbero dovuto accompagnare fino all’arrivo. A Casaglia, dove molti si fermano per il cambio, mi fermo il tempo necessario per due bicchieri di the caldo e via di nuovo. Fino a Marradi corro costantemente riposandomi solo in quei piccoli tratti dove la strada tende a salire. All’improvviso la scarpa destra decide di mollarmi, la sento finire in un lampo, da essere ammortizzato a sentire completamente il terreno. Fortunatamente sono stato previdente e in macchina da Patrizia avevo messo due paia di scarpe. Sale la preoccupazione e chiamo mia sorella dicendogli di portarmi a Marradi le scarpe, quando mi dice quale volevo la stanchezza mi annebbiava la mente e non riuscivo a ricordare ne il nome ne il colore delle scarpe così gli ho detto di portarmele tutte. A Marradi la pianta del piede destro era tutta un dolore, Patrizia mi porge le scarpe, tolgo quelle finite ma non riesco a mettere quelle nuove, il piede è troppo gonfio, quando ci riesco sinceramente nella mia testa frulla l’idea di non aver avuto una buona idea. Prima di ripartire comunico a Patrizia che ormai punto solo al PB perché stavo fuori la proiezione delle 14 ore ma con il sorriso riparto dicendo NON MOLLO e NON MI ACCONTENTO. Come tutti sanno è da qui che parte il Passatore e devo trovare una nuova strategia per sentire meno dolore, mi metto su 400mt di corsa e 100mt di cammino. Riesco ad avere un buon ritmo per il personale e il cuore sembra non salire, così decido di andare avanti così e lo faccio indifferentemente dalla pendenza, tranne in alcuni rarissimi casi. Cerco di tenere la mente occupata, continuo ad avere tanto freddo e decido di indossare anche i guanti, conti continui sul tempo e come gestirlo. Per la prima volta dopo 5 edizioni non sono mai a correre da solo, ho sempre altri corridori vicino, questo mi dava stimolo per non rallentare e cercare di mantenere il passo. Ogni ristoro era un carico di the bollente e panino con la marmellata. Mi fermavo il giusto tempo per prendere ciò che avevo bisogno e poi camminando mangiavo e bevevo per poi riprendere quasi subito il ritmo. Arrivo a Brisighella e mi accorgo che, non so da quando, il cambio gomme aveva sortito il suo effetto, non avevo più dolore e avevo aumentato il ritmo. Dopo il ristoro mancano solo 12km e questo “solo” continuo a dirmelo in testa, mancano solo i chilometri che faccio tutti i giorni. Passo a correre 350/150 ma il passo al chilometro non diminuisce, questo mi gasa e ricomincio a fare i conti, mi accorgo che mi sto avvicinando di nuovo alle 14 ore come proiezione. Purtroppo fatico tantissimo a vedere l’orologio, la vecchiaia e la stanchezza mi fa vedere solo i numeri grandi, e sul quadrante che avevo messo erano solo numeri piccoli.

Decido di non accontentarmi, è il momento di dimostrarlo, non voglio avere rimorsi e allora aumento il ritmo sia della parte corsa che quella camminata. Trovo il tempo anche di fermarmi all’ultimo ristoro solo per prendere un the caldo e ripartire. Ancora conti, non riesco a vedere il tempo ma vedo l’ora e considerando che siamo partiti alle 15 precisi mi accorgo che sono al limite delle 14 ore, arrivo previsto appena dopo le 5, ma sono al limite anche con le energie, alla piazza del Passatore mancano 3km all’arrivo e con il ritmo che stavo portando non ci sarei arrivato e allora decido di camminare il meno possibile. Il primo chilometro cammino per 300mt, il secondo per 200mt l’ultimo lo faccio tutto di corsa, in volata e gli ultimi non so quanti metri in completa apnea guardando solo il cronometro sopra l’arrivo, passo sotto l’arco in 13:59:57 che poi diventerà 14:00:05 in fila per la foto. Il tempo di ragionare, vedere con calma l’orologio e il real time diventa 13:56:30, mi ero dimenticato di essere partito in fondo al gruppo e messo quasi 4 minuti per passare la partenza.

Contento è dir poco, il mio quinto Passatore, alla 50 edizione con il mio personale sotto le 14 ore. Adesso ho anche io la foto all’arrivo di notte. Mi porto a casa il mio tanto aspettato piatto della “c’ero anche io – 5 volte”. Il mio Passatore e forse la mia ultra, più dura mai corsa, ho sofferto tantissimo freddo, non avevo più nulla per coprirmi, ma la forza di passare sotto l’arco è stata tantissima e alla fine quello di raggiungere l’obiettivo. Lo volevo, ci speravo, ma in partenza ero preoccupato, gli ultimi mesi non sono stati il top tra infortuni e impegni. Ma il mantra NON TI ACCONTENTARE (cit. Mauro Firmani) mi ha fatto uscire tutto quello che avevo in corpo e nei muscoli.

Grazie a Patrizia che per l’ennesima volta mi ha accompagnato nella mia folle avventura, quest’anno più che mai visto che mi ha raggiunto direttamente dal lavoro per poi accompagnarci a casa… la storia dice che ancora sta dormendo nel palazzetto…

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