RomaOstia 2018
Sono tornato dalla Maratona di Tel Aviv un po’ acciaccato, il male al polpaccio mi ha tenuto fermo per un bel po’ di tempo e per uscirne ho dovuto fare fisioterapia e riposo forzato, unire la gara con le lunghe camminate per visitare la città mi ha portato i muscoli a chiedere aiuto, se poi ci mettiamo gli allenamenti non ottimali prima di partire per problemi lavorativi, di certo me lo dovevo aspettare. Per questo poco prima della RomaOstia, per me importante perché l’arrivo è sotto casa, ho cercato di recuperare il tempo perduto, anche in ottica Passatore, cercando quindi di utilizzarla come un lungo veloce.

Il pensiero va ad un anno fa, al mio primo vero obiettivo da runner, al motivo per cui ho deciso di allenarmi costantemente per correre quella corsa che per una vita ho seguito da spettatore, il motivo per cui ho deciso di farmi seguire da un coach come Roberto Martini. Proprio lo scorso anno questa gara è stata la mia prima mezza maratona e mi ricordo benissimo l’incubo della salita del Camping che tutti mi raccontavano come il “drago” da combattere e che ho battuto facilmente.

Quest’anno messa in calendario perché non ne posso fare a meno, fino all’ultimo sono stato indeciso sul come correrla e, soprattutto, non ho sentito la tensione che mi prende sempre alla vigilia di ogni gara. Appuntamento con Matteo per andare in macchina alla partenza grazie al passaggio di mia sorella che, a differenza dello scorso anno, vuole aspettarmi anche all’arrivo dove, insieme a mia madre, aspettano il mio arrivo tranquillamente al bar sulla spiaggia…che fatica!!!!
Con Matteo alla partenza cominciamo i nostri rituali e, come ormai ad ogni gara, il giro di saluti con moltissime persone che conosco come il grande Balza e gli amici dell’AICS Frosinone.

A mezz’ora della partenza si entra in griglia, si accende la musica e si cerca la concentrazione. Ripasso la mia gara e decido gli ultimi dettagli legati al mio stato di forma. Decido di spingere subito fino a dopo la famosa salita e poi di “corsa”, con quanto ancora ne posso avere, a ritirare la medaglia.
11500 corridori pronti per partire, ormai l’esperienza mi porta a non massacrarmi per sorpassare tutti da subito, piano piano che si va avanti si creano spazi per andare al proprio ritmo tanto è vero che i primi 5 chilometri, nel quartiere EUR, riesco ad avere un ritmo costante a 4:50. Si prende la Colombo, i primi strappi con sali e scendi fino ad arrivare all’inizio della salita che ha reso la corsa storica ed ancora riesco a mantenere il ritmo sotto i 5:00 al chilometro. Comincio sinceramente a sentire le gambe pesanti, oltre allo scarso allenamento ancora non ho assorbito la fatica della maratona e mi dico che l’arrivo è vicino, riesco a stare al passo dei pacer ma fatico non poco, comincio ad avere anche molto caldo, a differenza della partenza la temperatura si è alzata e il mio abbigliamento è troppo pesante. Mi tolgo lo scalda collo, mi abbasso i braccioli ma non posso fare di più. Stringo i denti, la salita sta per finire e, guardando il mio Garmin, mi rendo conto che il passo è leggermente salito ma rimane costante, è quello che voglio, l’arco di metà corsa è vicino e il mio obiettivo è raggiunto… adesso inizia la discesa e vado con le forze che mi rimangono, per ancora 5 chilometri non cambia nulla poi, le gambe cominciano a chiedere aiuto mentre la testa dice di andare. Ancora un paio di chilometri e vince il buon senso, decido di rallentare per godermi la corsa, di non stressare più di quanto avessi fatto il mio corpo, dal giorno dopo devo continuare la strada che mi deve portare al Passatore e allora andiamo a prendere la “patacca”. Gli ultimi chilometri sono stati bellissimi, praticamente sto correndo sulle strade di casa e passo sul bordo per dare il cinque ai numerosissimi spettatori che ci applaudono e ci fanno il tifo, non guardo più il mio orologio ma vado avanti gustandomi, come non avevo mai fatto, quella pineta che è stata ferita l’estate passata. Mi viene un nodo in gola come ogni volta che passo con la macchina su quella strada quando vedo quello scempio, adesso lo sto vedendo da un’altra angolazione, mi rallegro nel pensare che stiamo festeggiando quella natura che sta cercando di ripartire con i nostri migliaia di colori delle nostre maglie e la stiamo rispettando con la nostra fatica.

Arrivo sul rettilineo finale stracolmo di persone urlanti e per la prima volta senza fare la volata o ripetuta finale, ne avevo di benzina per farla, ma mi sono goduto centimetro per centimetro scovando mia madre e mia sorella nel pubblico e andare a dargli il cinque a poco meno di 100 metri dall’arrivo per poi passare l’arrivo a braccia alzate e un tempo di poco superiore allo scorso anno, anche se lontano dal mio personale ma comunque ancora una volta sotto le 2 ore.

Dopo l’arrivo il solito ristoro, come lo scorso anno con il gelato che ho molto gradito e come hanno gradito Mamma e Patrizia che non so come hanno fatto, ma me le sono trovate vicino a a me a festeggiarmi. Patrizia mi ha promesso che il prossimo anno la correrà con me tanto è stata l’emozione che si percepiva dai runners all’arrivo, un anno per prepararla, intanto ha iniziato con la foto della medaglia e il kway dell’arrivo.

Foto di rito e cazzeggiamento vario per poi scoprire che avevamo la macchina a 3 chilometri e che quindi ho fatto uno bello scarico subito dopo la gara, festeggiando e applaudendo i runners che ancora stavano correndo gli ultimi chilometri.
Un’altra medaglia in bacheca, un’altra bellissima e diversa esperienza, un altro bellissimo allenamento veloce il tutto verso il Passatore passando, tra un mese, per la Maratona di Roma.

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