Skip to content
  • Homepage
  • Chi sono
  • Contatti
  • Archivio
  • Privacy Policy
  • corsa

50KM di Romagna 2.0

13 Maggio 2025
wp_6564934
0 Comments

Dopo aver vissuto una bella prestazione a Rimini e con la consapevolezza di essere finalmente uscito dall’infortunio, ho deciso di riprendere gli allenamenti con grande entusiasmo. Dopo un meritato riposo di due giorni, mi sono messo subito in moto, senza risparmiarmi, anche se sapevo che avrei dovuto fare attenzione. Roberto e Mauro, sempre premurosi, mi hanno più volte consigliato di non esagerare, di non forzare troppo e di abituare i muscoli gradualmente allo sforzo, ma la voglia di tornare in forma e di sentire di nuovo il piacere di correre era troppo forte.

Purtroppo, il lungo stop forzato mi aveva lasciato una voglia bestiale di correre, e questa voglia mi spingeva a mettere a dura prova il mio fisico, desideroso di tornare in pista il prima possibile. Così, abbiamo organizzato una trasferta con Mauro e Gigi, con l’aggiunta di una novità: per la prima volta, abbiamo coinvolto anche Paoletta, che si è unita a noi in questa avventura. La nostra idea era di fare un bel viaggio, di condividere momenti di corsa e di divertimento, ma anche di mettere alla prova i nostri limiti.

Prima di partire, abbiamo messo in guardia Paoletta sulle nostre pazze trasferte, spiegandole che non sarebbe stato un viaggio tranquillo e che ci sarebbero state molte risate, qualche fatica e anche qualche imprevisto. Alla fine, abbiamo trovato un appartamento davvero carino ad Imola, perfetto per il nostro gruppo. La cosa divertente è che, una volta arrivati, abbiamo scoperto che si trovava a soli 50 metri dalla curva della Rivalsa del circuito di F1, un dettaglio che ci ha fatto sorridere e che ci ha fatto pensare a quanto fosse perfetta quella location per noi appassionati di corsa e motori.

Partiamo giovedì a pranzo, pieni di entusiasmo e con la voglia di immergerci in questa nuova avventura verso Castel Bolognese. Dopo aver imboccato l’autostrada, ci dirigiamo verso l’uscita di Orte, come da tradizione non può mancare la nostra sosta obbligatoria al bar, un momento sacro per ogni nostra trasferta verso la Romagna. È il momento in cui ci fermiamo, ci ricarichiamo con un caffè, e iniziamo a parlare delle gare passate, dei momenti più belli e di come stavo post-infortunio. È incredibile come, tra una chiacchiera e l’altra, il tempo voli, e anche questa volta ci ritroviamo a ridere e a condividere ricordi mentre ci avviciniamo alla nostra meta. Durante il viaggio, tra una battuta e una telefonata, la conversazione si fa sempre più vivace. Da lì, il passo è stato breve: ci siamo messi a parlare di nuove gare da organizzare, di obiettivi da raggiungere e di come coinvolgere anche gli altri amici della nostra squadra. E, come se fosse naturale, anche Paoletta si è lasciata coinvolgere, e prima che ce ne rendessimo conto, abbiamo deciso di aggiungerla al nostro gruppone per la maratona di Fano. La sua reazione è stata entusiasta, e così abbiamo anche definito l’iscrizione a Ravenna, perché le idee non mancano mai tra noi! Naturalmente, tra una proposta e l’altra, ci sono state anche alcune discussioni: alcuni impegni precedenti, altre gare già in programma, e il desiderio di non perdere di vista l’ obiettivo principale, ovvero le 100° maratona alla Maratombola di Gigi. È sempre una sfida, ma ci piace così, sempre con il sorriso sulle labbra e la voglia di fare sempre di più.

Arrivati a destinazione, il primo obiettivo è ovviamente andare a prendere il pettorale. E qui, tra il parcheggio e il ritiro, il tempo sembra dilatarsi: ogni 10 metri ci fermiamo a salutare qualcuno, a scambiare due parole, a fare una foto o semplicemente a ridere insieme. È uno di quei momenti che ti fanno sentire parte di una grande famiglia, anche tra sconosciuti che condividono la stessa passione. Quando arriviamo al ritiro dei pettorali, ci si presenta la classica fila per il pacco gara. Tra le varie cose da scegliere, c’erano il telo mare, lo zaino, la borsa o il kway. Io avevo puntato al telo, ma, come spesso succede, quando toccava a me, erano già terminati. Alla fine, sono tornato a casa con un kway, che potrà rivelarsi molto utile il giorno dopo, considerando le previsioni meteo. E, prima di andare a cercare l’appartamento, mi sono detto: “Perché non ci prendiamo un buon gelato in piazza? È il modo migliore per ricaricare le energie e godersi un momento di relax prima di affrontare il resto della serata.” E così, abbiamo fatto una fresca sosta in piazza, tra risate e chiacchiere, prima di dirigersi verso l’appartamento.

L’appartamento che abbiamo scelto si trova a circa 10 km dalla partenza della maratona, una distanza che ci permette di arrivare con calma e senza stress, ma la vera sorpresa è stata scoprire che si trova praticamente dietro il circuito di Imola! Sì, proprio così: ci siamo ritrovati a pochi passi dai box, circondati da quella atmosfera unica di motori, adrenalina e passione per le corse. Per me, che non c’ero mai stato, è stata un’emozione incredibile. Mentre con la macchina Mauro ci portava nei pressi del paddock e i box, chiudevo gli occhi e, in un attimo, mi sembrava di vedere sfrecciare davanti a me le monoposto, sentire il rombo dei motori e l’odore di benzina nell’aria. È stato un momento magico.

L’appartamento si è rivelato davvero carino e funzionale, con tutti i comfort di cui avevamo bisogno. La proprietà è stata gentilissima, ci ha accolto con calore e ci ha fatto sentire subito a nostro agio. Era il posto perfetto per rilassarsi dopo le fatiche del viaggio e per prepararsi alla grande giornata successiva. Prima di metterci a preparare la cena, abbiamo deciso di fare il pieno di energia e di buonumore: ci siamo finiti subito il carico di birra che avevamo portato con noi. Non ci siamo fatti problemi, tanto il giorno dopo avevamo 50 km da correre e ci serviva tutta la carica possibile! Tra una risata e l’altra, abbiamo brindato e scherzato, già pensando a come sarebbe stata la gara e alle sfide che ci aspettavano. Prima di andare a letto abbiamo dichiarato i nostri obiettivi per la gara. Gigi e Mauro hanno detto che volevano passare sotto l’arco di arrivo. Paola spera di stare sotto le 6 ore, un obiettivo ambizioso ma realistico, considerando il suo ritmo e la sua determinazione. Io, invece, ho fatto la mia dichiarazione: vorrei battere il mio personale, che significa stare sotto le 5 ore e 25 minuti. Ma, in modo un po’ scherzoso, ho aggiunto anche un obiettivo ancora più ambizioso: 5:15. È una sfida personale, un modo per darmi una motivazione in più e per spingermi oltre i miei limiti. E così, tra sogni, risate e qualche battuta, ci siamo preparati mentalmente per la grande giornata, pronti a vivere ogni istante con entusiasmo e passione.

La mattina ci svegliamo con il cielo coperto e una leggera pioggia che batte sulle finestre dell’appartamento. Le previsioni meteo erano chiare: pioggia fino alle 11 e poi, si spera, un miglioramento del tempo. Ma, come spesso succede, non si può mai essere troppo sicuri, quindi dobbiamo prepararci con attenzione, scegliendo un abbigliamento che ci protegga dall’acqua ma che sia anche facile da togliere e riporre nel caso il cielo decidesse di schiarire. Io, alla fine, decido di partire con la maglia termica a maniche corte sotto la maglia della Personal Best, così da avere un buon isolamento termico senza rischiare di sudare troppo se il clima si fosse alzato. Inoltre, porto con me il Kway, che posso facilmente appallottolare e mettere in vita, così da averlo a portata di mano in caso di pioggia più intensa o di vento freddo. È un sistema che mi dà sicurezza, e anche un po’ di tranquillità mentale, sapere di poterlo usare se necessario. Poi, all’ultimo momento, ho deciso di portarmi anche alcuni gel più energetici, quelli che non ho mai provato prima. Sono un po’ un azzardo, lo ammetto, ma ho pensato che, nel caso in cui le energie dovessero calare durante la gara, avrei qualche risorsa in più. E poi, considerando che nelle Ultra i ristori sono sempre abbondanti e ben forniti, sono sicuro che non mancherà mai nulla. È un po’ una scommessa su me stesso, ma anche una piccola sfida personale, e sono curioso di vedere come reagiranno il mio corpo e la mia mente. Arriviamo nella zona di partenza e, come ormai da tradizione, Gigi e io facciamo subito un salto al bar per un buon, pericoloso, caffè. È un gesto scaramantico che ci accompagna da sempre: non possiamo partire senza aver fatto questa piccola, ma importante, tappa. È il nostro rito, il nostro modo di dare il via alla giornata con energia e buon umore. E poi, come spesso succede in queste occasioni, scopriamo che non siamo gli unici ad aver avuto questa idea. La zona si riempie di altri runner, tutti pronti e carichi, e ci ritroviamo a scambiare saluti, sorrisi e qualche battuta con persone che non avevamo ancora incontrato il giorno prima. È bello sentirsi parte di una grande famiglia, condividere questa passione e questa emozione con tanti altri appassionati. Tra un saluto e l’altro, ci prepariamo mentalmente per la partenza, consapevoli che sarà una giornata lunga e intensa, ma anche ricca di emozioni e di sfide da affrontare con il sorriso.

Pronti, partenza, via! Io e Gigi ci lanciamo nella gara e, subito dopo i primi metri, ci perdiamo un po’ dietro il Generalen, mentre Paoletta, che ci aveva accompagnato fino a pochi istanti prima, viene lasciata indietro tra i saluti e gli abbracci di rito. La partenza è sotto la pioggia, che ci accompagna per i primi istanti, ma già dopo meno di un chilometro il cielo si apre e il sole inizia a scaldare l’aria, facendoci sudare e rendendo l’atmosfera più calda e umida. È una sensazione strana, questa alternanza tra pioggia e caldo, ma ci adattiamo subito, cercando di mantenere il ritmo giusto. Al passaggio a Castel Bolognese, dopo circa 3 km, decido di mettere il Kway in vita, così da averlo a portata di mano nel caso la pioggia tornasse o il vento si alzasse. Durante i primi chilometri, controllo spesso il mio Garmin, cercando di non partire troppo forte, perché voglio gestire bene le energie e non rischiare di esaurirmi troppo presto. Mi sento bene, il passo è stabile, ma ho paura di esagerare, quindi mi concentro a mantenere un ritmo costante. Quando arrivano i primi falsi piano, riesco a mantenere il passo senza problemi, e noto che molti altri, tra cui Gigi, stanno perdendo un po’ di ritmo e si allontanano lentamente. È un momento di consapevolezza: so che devo essere paziente e gestire bene le energie, perché la salita che aspettavo al ventesimo chilometro si avvicina, e voglio affrontarla nel modo migliore. Ricordo di averla aspettata con ansia, perché sapevo che sarebbe stata il momento perfetto per prendere il mio gel, così da avere le energie necessarie per affrontarla con calma e senza affanno. Tuttavia, la salita sembra non arrivare mai: il percorso ci porta attraverso un bellissimo tratto sul letto del fiume, un paesaggio suggestivo e quasi surreale, ma per raggiungerlo abbiamo dovuto affrontare una discesa pericolosissima, che molti corridori hanno preferito camminare per sicurezza. La discesa era ripida e scivolosa, e il rischio di cadere era alto, quindi ho visto tanti passare a passo lento, con attenzione. Alla fine, la salita vera e propria inizia al km 25, e decido di partire camminando, per poi alternare corsa e camminata per tratti molto brevi, cercando di risparmiare le energie e di non affaticarmi troppo. Durante questa fase, controllo spesso il Garmin, cercando di capire come gestire al meglio la seconda parte della gara, valutando i tempi e le proiezioni per raggiungere il mio obiettivo. È un momento di grande concentrazione, quasi una strategia mentale: so che ogni secondo conta e che ogni passo mi avvicina o mi allontana dal traguardo che desidero.

Al 30° chilometro, finalmente, inizia la discesa. È un sollievo indescrivibile dopo la lunga e faticosa salita che mi ha messo a dura prova. Lascio andare le gambe come se avessero una volontà propria e inizio a recuperare molto del tempo perso in precedenza. La sensazione di libertà e velocità mi pervade, quasi come se stessi volando. È un tratto bellissimo, immerso nella natura, e la sensazione di vento sul viso mi dà una nuova carica. Decido di spingere un po’ di più, approfittando del terreno favorevole, e il mio ritmo aumenta. Alla fine della discesa, una rapida occhiata al cronometro mi regala una piacevole sorpresa: la mia proiezione è vicinissima alle 5 ore, un traguardo che sembrava irraggiungibile solo poco tempo prima. Tuttavia, non avevo fatto i conti con due tratti in leggera salita che mi aspettano subito dopo, le mie gambe, già affaticate, le sentono tutte. Ogni passo diventa una sfida, e l’energia guadagnata in discesa sembra svanire. In più, la scelta di spingere forte in discesa si rivela controproducente: i muscoli dei glutei, non abituati a questo sforzo, iniziano a farmi male. Il dolore è intenso e mi costringe a rivedere la mia strategia per gli ultimi chilometri. Con quattro chilometri da percorrere, prendo una decisione saggia: adottare la strategia 800/200. Corro per 800 metri e poi cammino per 200, cercando di gestire le energie residue al meglio. Ogni passo è una lotta contro la fatica, ma la determinazione è più forte. Riconosco la strada che avevamo percorso all’inizio della gara, e questo mi dà un po’ di conforto e forza interiore. Mi ricordo del mio obiettivo e mi concentro su ogni respiro e ogni passo. Finalmente, l’arco d’arrivo si intravede in lontananza. Gli ultimi 500 metri li affronto praticamente in volata, spinto dall’adrenalina e dal calore del pubblico che mi incita. Tra loro c’è anche Titti, che mi saluta con entusiasmo. Questo mi dà l’energia per un ultimo sforzo. Il tempo stringe, ma l’obiettivo delle 5:15 non è ancora perso. Con il cuore che batte forte e le gambe che bruciano, riesco a tagliare il traguardo in 5:13:46. È un trionfo personale, un risultato che abbassa il mio record precedente e mi riempie di orgoglio.

Dopo aver tagliato il traguardo, mi prendo un momento per riflettere su questa esperienza. La gara è stata una sfida intensa, ma ogni passo ha avuto il suo significato. Ho imparato che la determinazione e la capacità di adattarsi alle situazioni avverse sono fondamentali. Sono grato per il supporto ricevuto lungo il percorso e per la possibilità di superare i miei limiti. Ora so che, con impegno e passione, ogni obiettivo è raggiungibile. Dire di essere soddisfatto non rispecchia pienamente il mio stato d’animo. Dopo aver ripreso un po’ di fiato, mi dirigo verso il ristoro, che posso dire non essere all’altezza di una 50km. Tuttavia, la gioia di aver completato un’altra sfida mi riempie il cuore. Mi siedo sulla fontana, in attesa degli amici che non tardano ad arrivare. Gigi taglia il traguardo con un tempo di 5:29, seguito da Mauro in 5:30, e Paoletta, con la sua tranquillità, conclude sotto le 6 ore. È sempre un momento speciale condividere queste esperienze con amici che condividono la stessa passione.

Questa è stata un’altra bellissima avventura, un’altra Ultra che avevo corso già nel 2022, ma con un tempo di 40 minuti in più. Chiudere la mia 67° maratona/ultra è un traguardo personale significativo. Ogni gara rappresenta una sfida diversa e un’opportunità per migliorare, sia fisicamente che mentalmente. Adesso, è il momento di godersi un po’ di riposo, sebbene non troppo. Il 24 maggio sarò alla partenza della 100km del Passatore, una delle gare più iconiche e impegnative del panorama italiano. La preparazione per una gara di tale portata richiede impegno e dedizione, ma sono pronto ad affrontare questa nuova sfida con entusiasmo. Correre un’ultramaratona non è solo una prova fisica, ma anche una profonda esperienza emotiva. Ogni chilometro percorso racconta una storia di fatica, determinazione e scoperta di sé. È un viaggio che ci porta a esplorare i nostri limiti e a spingerci oltre, in un continuo dialogo tra mente e corpo.

In conclusione, ogni gara, ogni maratona, ogni ultra è un tassello di un mosaico più grande, fatto di esperienze, incontri e ricordi indimenticabili. E mentre mi preparo per la prossima avventura, porto con me la consapevolezza di aver aggiunto un altro capitolo al mio libro personale di corridore.

« Da zero… a Rimini
Passatore: io c’ero – 5 volte »
Sidebar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articoli recenti

  • Quando fermarsi diventa la parte più dura della corsa
  • 100… di New York
  • Passatore: io c’ero – 5 volte
  • 50KM di Romagna 2.0
  • Da zero… a Rimini
Ultramaratoneta non è la vittoria che conta ma la tenacia e il coraggio con il quale abbiamo lottato

Theme by The WP Club . Proudly powered by WordPress