Acqua, freddo e personal best
E’ arrivato il giorno della gara, con Daniele sveglia presto, preparazione minuziosa, colazione e concentrazione poi, con la busta azzurra protettiva, come dei puffi si scende in strada direzione partenza (circa 500 mt). Sembra che l’orario scelto non sia proprio originale perché per le strade di Firenze, come in un film, da tutte le porte escono persone infreddolite come noi vestiti come puffi.

Fa un freddo cane, il cielo e coperto e non riusciamo a scaldarci nonostante ci impegniamo mentre ci accingiamo alla nostra griglia, Firenze anche da questo punto di vista per me è nuovo perché per andare alla nostra zona partenza si devono seguire le indicazioni nelle strade limitrofe… l’emozione sale anche se meno delle altre volte, sono molto più concentrato sul mio ginocchio che sulla corsa vero e propria, questo mi fa godere delle bellezze che mi circondano e a Firenze non ne mancano.

Musica alta e 10.000 persone che ballano nella griglia, persone che ci salutano dalle finestre degli hotel, macchine fotografiche, o meglio smartphon che fanno foto in continuazione, salfie e cinque che si battono prima di partire fanno scorrere il tempo e poi…3…2…1… via. Ci metto quasi 7 minuti per passare sotto al via e, proprio in quel momento si sentono le prime gocce di pioggia che dopo 500 mt diventa pioggia vera e propria.
Piove e fa freddo, il ginocchio già comincia a dare fastidio, un fastidio che un po’ innervosisce, tipo quando mangi un panino al prosciutto e ti rimane un pezzo tra i denti e non riesci a toglierlo, cerco di non pensarci e sposto il focus sul serpentone che si snoda nelle strade del centro di Firenze e sull’acqua gelida che arriva sul viso come se fossero spilli di ghiaccio con la speranza che duri molto poco…
Ho deciso di correre cercando di stare sempre intorno ai 6 minuti al km e mi accorgo che devo guardare spesso il mio Garmin per frenare il mio impeto perché mi trovo spesso a correre sotto i 5:30. Solo intorno al 10° km comincio ad essere abbastanza costante e contestualmente comincio a subire il freddo anche perché la pioggia ci ha fatto compagnia per ogni istante.

Usciti dalle Cascine si va di “corsa” verso Ponte Vecchio e di nuovo verso il centro di Firenze che ha un fascino spettacolare se non fosse per le stradine strette che non ti permettono di andare al tuo ritmo perché è difficile sorpassare chi ha un ritmo più lento. La pioggia aumenta e insieme anche il freddo e poco prima della mezza maratona mi perdo i miei guanti. Questo mi fa deconcentrare per qualche minuto, le mani cominciano a congelarsi e ci metto un po’ di tempo per ricominciare a pensare alla corsa ma, quando la mia mente torna sulla strada, mi accorgo di stare abbastanza bene e cerco di immaginarmi sotto al traguardo a braccia alzate.
Arrivo al 30 km praticamente ibernato, al ristoro mi butto il the caldo sulle mani per cercare di aver un po’ di sensibilità per prendere il gel e d’incanto il pezzettino di prosciutto “sul ginocchio” sparisce e questo mi da la forza di correre nonostante il tempo proibitivo e mi da il coraggio di non rispettare la fila per oltrepassare un “lago” per entrare nello stadio e di passarci in mezzo (ma quanto era fredda quell’acqua).
Contento della mia situazione fisica, mi accorgo che già stiamo al 36km e non sento la stanchezza, ho dolori da tutte le parti ma non al ginocchio e allora prendiamoci l’ultimo gel e…Go…Go…Go…, ma praticamente ho perso l’uso delle mani, non riesco a sentire più nulla e allora a cannone (!?!?) verso l’arrivo.

Ancora sotto la pioggia e con raffiche di vento gelate che arrivano dai vicoletti di Firenze, sorpasso i runners in difficoltà e un pensiero va a tutti loro, è la prima volta che non mi trovo in quella situazione a questo punto della gara anzi ne ho ancora e li capisco, vorrei avere una parola di conforto per ognuno di loro, il famoso muro è tosto per tutti ma bisogna combatterlo, io ci sono riuscito altre volte con il pensiero: “è finita, il dolore ormai non aumenta e non diminuisce e quindi un piede avanti l’altro fino al traguardo”.
Cartello del 40km, cavolo ne ho ancora, allora spingo, al 41km guardo il mio Garmin e capisco che anche camminando faccio il personale, per un secondo penso all’infortunio di Venezia ma poi….perché dovrei camminare? Prima del cartello 42Km la gente e tantissima e si corre tra due ali di persone che sotto l’acqua continuano ad incitarci, ancora il Garmin e perché non provare a stare sotto ai 4:15, sante ripetute, volata finale e chiusura in 4:14:26.

Un’altra Regina conquistata, ma che soddisfazione tagliare ogni volta quel traguardo a braccia alzate, cala la tensione e non sento Pamela e Alessandra che sono li per me ma quando le vede riesco a fatica a trattenere le lacrime. Per la prima volta non mi fermo a “banchettare” al ristoro finale, anzi non ci passo proprio, troppo freddo, sono ibernato tanto da non riuscire a mettermi il telo protettivo, devo farmi aiutare. Ho voglia di andare a casa e mettermi per un ora sotto la doccia, non voglio fermarmi neanche a riposare, vado di passo a coprire gli ultimi 500mt e salire i 50 gradini per riprendere l’uso del mio corpo sotto un’acqua, questa volta, bollente.
Il cammino verso il Passatore riprende.
Un’altra grande dose di corsa presa adesso chiedimi se sono felice.

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