LA MARATONA
Il sogno per un maratoneta è quello di partecipare un giorno alla maratona di New York.
Lo scorso anno, proprio mentre in tv trasmettevano questa gara, mia moglie mi dice: “Che Meraviglia!!! io ho accompagnato mio padre per ben 9 volte ed è tanto che non ci torno….. andiamo?” Io non sono mai stato in America, e ora che sono diventato anche un runners correre la Maratona di New York è il mio sogno quindi la risposta è stata semplice e scontata (…dopo aver fatto una veloce quadratura del conto economico…).
Prima delle vacanze estive, inizio la preparazione per arrivare all’appuntamento preparato e in forma con l’obiettivo non tanto sul tempo, ma per godermi ogni centimetro della maratona più bella del mondo, così me l’hanno raccontata quelli che l’hanno già fatta.
In preparazione corro la 50km di Roma un mese prima e poi la Maratona di Pescara come Ambassador Run Life 15 giorni prima della partenza.
La data si avvicina velocemente ma questo non mi preoccupa, anzi sono sempre più carico e consapevole di essere abbastanza pronto per divertirmi.
Finalmente arriva il fatidico giorno, aereo all’alba e un volo lunghissimo, il più lungo da me mai effettuato ma anche per mio figlio che è più emozionato di tutti.
Atterriamo in una New York insolitamente calda, con la navetta andiamo verso l’hotel e già stiamo tutti a bocca aperta anche se stanchissimi. In Hotel il tempo di prendere possesso della camera e subito in giro tra le strade della grande Mela… e così sarà tutti i giorni anche se il sabato inizio a preoccuparmi per le mie gambe per la gara del giorno dopo.

Arriva il grande giorno, la navetta ci aspetta per le 5:30 davanti all’albergo, quindi sveglia prestissimo per preparare l’abbigliamento giusto con tuta e felpa, che poi butterò prima della partenza, una colazione abbondante e via verso la partenza. Quasi un ora di pullman dove i racconti di chi l’ha già fatta più volte un po’ mi intimoriscono e un po’ mi caricano ancora di più… nella testa comunque cominciano a girare pensieri prettamente sportivi dimenticandomi per un attimo di essere a New York.

Finalmente eccoci sul Ponte di Verrazzano, il sole che sorge da lontano illumina la parte alta dei grattaceli ma ancora non riscalda l’aria, cerco un posto dove sedermi e rimanere un po’ caldo in attesa della nostra partenza. Da lontano si inizia a sentire l’inno Americano e poco dopo la partenza della prima onda con uno sparo di cannone al quale non ero preparato… adesso tocca a me, mi avvicino al cancello e comincio a spogliarmi, solo in questo momento comincia a salire anche l’adrenalina e l’emozione, non sento più il freddo nonostante sono praticamente fermo in attesa del mio momento. Arrivo camminando a pochi metri dalla linea di partenza nella zona verde, comincia il conto alla rovescia e via…. Si parte senza neanche un secondo di riscaldamento………
I primi chilometri sono in salita, come poi sarà la maggior parte del percorso; finché stiamo sul ponte ci siamo solo noi e gli addetti ai lavori ma, pian piano che ci avviciniamo a Brooklyn si cominciano a sentire le urla della gente, scendiamo dal ponte e davanti a noi si presenta uno spettacolo unico, in quel momento capisco di stare nella gara più bella al mondo. A destra e a sinistra due ali di gente che ti incita e ti festeggia, ogni 100 metri la polizia ci fa da scorta e nello stesso tempo ci incita e molti di loro ci danno il cinque… sto vivendo un sogno, sto correndo tra i fabbricati che ho sempre visto solo nei film, la gente banchetta sulle scalette di sicurezza che fino ad oggi ho visto solo in tv quando i cattivi scappano dai buoni…. Vado avanti senza sentire la stanchezza e continuando a guardare il mio Garmin per controllare che stia lavorando bene.

I riferimenti sul tracciato sono in miglia, ad ogni miglio mi trovo il ristoro e io non sono abituato e questo mi spiazza per le mie abitudini mha…..….”chi se ne frega”.
Finalmente arriviamo nell’isola di Manhattan e da qui dovrebbe iniziare la vera gara. Usciamo dal ponte e mi trovo davanti un nuovo mondo fatto di sola festa, se prima già volavo adesso sono nello spazio e, solo adesso, mi accorgo che la corsa è tutta un sali e scendi e comincio a sentirlo sulle mie gambe, proprio in questo momento mentre guardo avanti il lungo rettilineo della Prima Strada e si evidenzia un’altra lunga salita ma la festa in torno è più forte della fatica. Intere zone in festa, con palchi appositamente costruiti per fare il tifo, gruppi che cantano in continuazione, ballerini che danzano senza fermarsi, bande che suonano e …… non so più che altro questi Americani fanno per un giorno di grande festa.
Arriviamo al Bronx e sinceramente la stanchezza inizia a farsi sentire, per qualche minuto mi distraggo da ciò che mi circonda e penso al mio corpo, sono in affanno e la gambe cominciano a chiedere aiuto, rallento per non entrare in crisi, cerco di spostare i miei pensieri e mi ritrovo ancora una lunga salita… io le odio dal profondo del cuore le salite ma queste hanno un altro sapore, ancora gente sempre più vicina, ti spinge e di nuovo mi sento trasportare.

Quando arrivo a Central Park il percorso e con brevi sali e scendi, ma manca pochissimo al traguardo, nell’ultimo miglio comincio a cercare mia moglie e mio figlio tra la gente ma non riesco a trovarli, volevo baciarli, abbracciarli stringerli forte a me per trasmettergli la mia emozione… giro per l’ultimo chilometro, lo avevo vissuto il giorno prima nella corsetta rigenerante, sapevo che era leggermente in salita, ma dopo 42km sembra una montagna ma non mi fermo vado volo di nuovo, passo sotto al traguardo, mi ricordo di guardare in alto che ci sono le foto, bacio il cielo come sempre per dedicare anche questa a mio padre e poi spengo il mio Garmin… 4h02’46”ora sono tra le stelle… con una medaglia al collo pesantissima, bellissima, grandissima e meritatissima. Una lunga passeggiata per riprendere la mia tuta e poi subito in albergo per una doccia e soprattutto per raccontare tutto ai miei amori… e poi andare in giro per la Grande Mela con la medaglia al collo.

Grazie ad Effetto Sport per la splendita e professionale organizzazione che ci ha accompagnato in questo lunghissimo viaggio iniziato un anno prima quando ci siamo iscritti per realizzare questo magnifico sogno.
Grazie a mia moglie Monica che ha voluto a tutti i costi portarmi e accompagnarmi in questa splendida avventura, sicuramente con i suoi interessi (vedi acquisti sfrenati), ma d’altronde una donna non fa niente per caso… scherzo

E soprattutto GRAZIE a mio figlio Mirko che mi ha fatto vivere il tutto all’ennesima potenza, anche se per fare sempre quello che vuole, mi ha fatto camminare per tutto il giorno prima della gara, ma che è sempre stato nei miei pensieri durante tutto l’evento e poi vederlo arrabbiato perché non è riuscito a vedermi in corsa e nello stesso tempo essere felice per il mio risultato.
Grazie a tutti, e sono stati tanti, che da Roma mi hanno seguito sulla APP della Maratona e soprattutto a mia sorella Patrizia che mi segue sempre ma questa volta è rimasta a casa…
Adesso però non svegliatemi, lasciatemi ancora sognare
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