Maratona di Venezia
Di ritorno da Venezia dopo un bellissimo fine settimana all’insegna del turismo sportivo.
Sabato appena arrivati a Mestre decidiamo di andare a ritirare il pacco gara, pettorale 4611, e una maglia tecnica a dir poco bellissima, solito giro nell’espo e poi via in direzione di Venezia. Mentre si cazzeggia come sempre viene verso la mia direzione Alex Zanardi “Grande Ale, sei un mito… ma posso farmi la foto con te?”, mi guarda e senza pensarci su due volte “dai seguimi…” di corsa, si proprio di corsa perché sta volando con la sua sedia a rotelle verso il palco, il tempo di preparare il telefonino ed ecco la foto di un VERO MITO, di una grande persona di esempio per chi si piange sempre a dosso, di chi vede il bicchiere sempre mezzo vuoto… insomma dell’italiano medio.

La giornata la passiamo per i canali di Venezia a vedere i monumenti e i ponti, soprattutto ad entrare in tutti i negozi che vendono qualunque cosa di Murano (vero Patrizia?). Ho portato i miei compagni di viaggio a vedere a tutti i costi l’arrivo, voglio stamparmelo in mento per ricordarmelo negli eventuali momenti di crisi, utilizzo questo stratagemma, quando posso, per immaginarmi a braccia alzate in quel momento. A pranzo, nel ristorante un altro incontro, Massimiliano Rosolino, ed io, molto timido (!?!?), vado a parlarci…. Alla fine è lui che mi saluta dicendomi “ciao grande”, non ci posso credere.

Comunque la giornata non è stata proprio riposante, i tanti ponti mi hanno fatto fare una seduta extra di allenamento a poche ore dalla gara ma sono comunque contento. Arrivo in albergo e preparo minuziosamente l’abbigliamento e l’occorrente per il giorno dopo, scarpe, calzettoni tecnici, pantaloncini, canotta con già il pettorale, bandana, cappello, crema anti-sfregamento, gel, tuta e kway… tutto pronto adesso posso riposarmi.
La mattina dopo sul bus che ci porta alla partenza l’emozione sale tantissimo, quasi mi manca il fiato ma cerco di non pensarci usando il cellulare come scaccia pensieri, arrivati nella zona di partenza lo spettacolo della villa che ci accoglie per riscaldamento è fantastico… migliaia di persona da tutto il mondo riempie i vasti spazi per riscaldarsi colorandola di mille colori…

3,2,1 si parte, un serpentone di 7700 persone parte lungo il canale di Stra, io devo raggiungere i palloncini argento delle 4 ore che sono lontani, faccio un po’ fatica anche perché di corridori ce ne sono abbastanza. Nel frattempo sorpasso situazioni più strana tra cui una coppia sposata il giorno prima con ancora il vestito della cerimonia e le scarpe da ginnastica. Finalmente raggiungo i tanto sospirati pecer che dovrebbero, e dico dovrebbero andare a 5:40 e che invece fino alla mezza maratona spingono per recuperare il tempo perso in partenza. Io sto bene e rimango con loro mentre nel frattempo molti mollano. La grande forza di questa Maratona è che si corre costantemente tra due ali di pubblico che ti acclamano, quanti 5 ho dato a bambini che fanno il tifo non riesco a contarli, anche per loro è una grandissima festa attesa un anno. Arrivati a Mestre la stanchezza comincia un po a farsi sentire e comincio anche a pensare che dovevo correre sotto l’acqua invece, anche se il sole si nasconde da qualche parte, l’unica acqua che vedo sono le bottigliette ai ristori.
Arrivati al Parco San Giuliano la corsa si fa un po’ noiosa, correre su e giù per i vialetti senza capire quando cavolo ne saremo usciti ti stanca mentalmente. Purtroppo, non so per quale motivo, il ginocchio comincia non a dare fastidio, ma a fare proprio male. Decido di rallentare per capire se qualche cosa cambia e perdo contatto con i miei palloncini ma a spingere, il mio ginocchio, non ne vuole proprio sapere, quindi rimango ad una distanza costante in attesa di tempi migliori. Invece al 34 km mi devo fermare per dare di stomaco, il forte dolore e il vento freddo che probabilmente mi ha colpito hanno lavorato insieme per raggiungere questo risultato.
Vedo in un attimo sfuggire il mio obiettivo, non riesco più a ripartire e nella mia testa frullano le cose più strane, penso alla bellissima immagine del giorno prima sotto l’arrivo a braccia alzate e voglio riprendere a tutti i costi, il ginocchio non ne vuole proprio sapere, mi fa male solo a camminare figuriamoci a correre, ma non posso mollare, non è da me. Riprendo a mettere un piede davanti l’altro, piano, poi un po’ più veloce e soffrendo almeno riesco a camminare veloce, arrivo al ristoro e mi fermo a mangiare ma, udite udite, non ci riesco, mi da fastidio. Allora ridendo mi dico che anche sui gomiti ma sotto l’arrivo ci passo. Allora ricomincio piano piano a corricchiare purtroppo nell’unico tratto senza pubblico ma appena arrivati in laguna la gente ti ricarica e come se non ci fosse un domani mi lancio per gli ultimi 3km verso l’arrivo passando su 14 ponti. Uno spettacolo che ti ripaga della sofferenza, arrivare sull’ultimo ponte, dare il 5 a mia sorella e vedere a 250mt l’arrivo con tutta quella gente non ti fa sentire nessun dolore, anzi in volata taglio il traguardo, non raggiungo l’obiettivo ma faccio comunque il mio personale.

Un’altra maratona, un’altra esperienza. Adesso con il male al ginocchio si torna a Roma, cammino con difficoltà e questo mi dice che è arrivata l’ora di un po’ di riposo. Contento per questo bellissimo fine settimana ma dovrò saltare le gare della prossima settimana.
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