Ricordi
A 3 settimane dalla maratona di Firenze un bel po’ di cambiamenti, ad iniziare dal cambio di squadra e quindi il cambio, fino ad un certo punto, di compagni di corsa ma soprattutto piccolo cambio di metodo di allenamento. Prima di ricominciare con il carico, un po’ di coccole per il mio ginocchio e diminuzione, anzi annullamento dal programma, di gare in questi giorni, per concentrarmi in quello che è l’ultima gara dell’anno, il 31/12, la We Run Rome e riprendere il programma che mi dovrà portare al Passatore.
In questi giorni freddo e pioggia e lavoro mi hanno portato a ricorrere sul tapis roulant dove ho ritrovato il post it di quando ho ripreso a correre dopo l’infortunio… che emozione, ancora segnati i minuti di corsa e minuti di camminata, è come se il tempo si fosse fermato a quando ancora non ero un drogato di corsa, ma stavo cominciando ad assaporarne il sapore. E pensare che da quei giorni tanta acqua è passata sotto i ponti e tanti chilometri sotto i miei piedi: alcune 10km, due 15km, una 18km, una mezza, 3 maratone (Roma, Venezia e Firenze), una 50km (il Gran Sasso) e una 65,700 Km (scorrendo con il Liri). E stiamo parlando che sono passati poco meno di 18 mesi.

Tornando in dietro con i ricordi, in quei giorni pensavo solo a ricamminare e corricchiare senza zoppicare, pesavo circa 20kg in più di oggi. Il tendine d’Achille aveva ceduto in una giornata di sole, durante una partita di genitori che erano andati a vedere i propri figli ad un torneo di calcio a Numana… ero stato proprio io ad insistere per giocare ma un saltello, come tantissimi fatti tutti i giorni, è stato la causa della rottura del tendine. L’operazione d’urgenza prima, l’immobilità con tanto di gessatura su tutta la gamba poi hanno fatto si che perdessi la muscolatura della gamba destra. Tolto il gesso la fisioterapia è stata l’unica soluzione per riprendere in breve tempo l’uso completo della gamba e il fatto di poter camminare o correre sul tapis roulant a casa oltre alla mia forza di volontà mi hanno dato una grossa mano per raggiungere il mio obiettivo. Dopo la corsa in casa perché non provare a correre fuori? Il sole che ti riscalda la faccia, il vento addosso per la corsa, l’aria fresca che entra nei polmoni e, soprattutto, il panorama che mi circonda che cambia ad ogni passo e a ogni secondo di corsa, il tutto messo insieme, ha fatto si che, fino a qualche giorno fa, non ho più messo piede sopra quella macchina infernale che oggi potrei odiare ma che invece amo profondamente perché mi ha cambiato la vita.
La voglia di sentire quella splendida sensazione è stata ed è ancora la mia droga, la ricerca degli obiettivi e il raggiungimento degli stessi hanno fatto si di alzare ogni volta l’asticella. Prima correre in maniera continua per mezz’ora, poi per 10km, poi la mezza, la maratona, l’ultra, i tempi e adesso il fantastico obiettivo del Passatore.

E’ vero, non ne posso fare più a meno tanto che oggi, dopo 3 giorni immerso nel lavoro e cene per il Natale, appena tornato a casa, stremato, ho utilizzato le ultime mie forze per indossare le mie Altra Torin ed uscire per una corsetta, dopo tantissimo tempo ho rimesso anche le cuffiette perché volevo stare solo con me stesso, doveva essere un piccolo giro di ricarica senza guardare il mio Garmin, e infatti l’ho visto solo quando mi sono ritrovato davanti casa e diceva 10km in 54 minuti. E poi dicono che i runners non sono normali

Lascia un commento Annulla risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.