Gimme five
Si torna sul luogo del crimine, dopo un anno preciso di nuovo la Maratona di Roma, un anno fa facevo il mio esordio nella Regina proprio qui.
Questa è completamente diversa dalla precedente, un anno fa l’ho preparata nei minimi particolari con allenamenti specifici, quest’anno invece è dentro una tabella di allenamento specifica per il Passatore, nonostante tutto arriva in un periodo non ottimale della preparazione e parto considerandola un bellissimo lungo veloce nel centro della città più bella al Mondo.
Ogni istante la paragono alla mia prima esperienza, già cambia dall’Expo che quest’anno è dentro la famosissima Nuvola di Fuksas che non avevo ancora visitato. Ci vado durante la pausa pranzo a lavoro e un po’ di emozione sale solo a leggere Maratona di Roma all’ingresso. Poco più di un anno che corro e già ho tanti amici che mi seguono tant’è che per andare a ritirare il mio pettorale incontro, saluto e abbraccio tantissimi amici che stanno seguendo le mie avventure di corsa. Ritiro il mio pettorale e provo la fantastica maglia arancio e mi rimane in mente la scritta: 2771 years 42 kms 1 dream… un sogno.

Arriva il sabato pomeriggio e insieme a mia sorella e a mia madre, che mi seguono a quasi tutte le gare, figuriamoci alla regina di casa, andiamo nella zona di partenza della Maratona, dove ho appuntamento con altri runners iscritti a RunLovers che conosco solo su FB. Forse è l’emozione più grande della vigilia della gara, incontrare persone che hanno la tua stessa passione ma che conosci solo dietro ad una foto, ad un commento e che finalmente posso parlarci all’ombra del Colosseo… grandi tutti solo per provarla a correre provenendo da tutte le parti d’Italia.

Il giorno della gara sveglia presto per organizzare nei minimi particolari tutto quello che servirà. Si inizia con la classica colazione per poi andare, insieme a Patrizia, alla partenza. Arrivo al Colosseo, stranamente non sono per niente emozionato, anzi l’esperienza delle precedenti 4 maratone mi permettono di gestire questi attimi senza sprecare energie. Anche qui incontro amici che si cimenteranno per la loro prima maratona e altri che carichi che più non si può, partono per il loro personale e altri, come me, che correranno per portare a casa un’altra esperienza e la medaglia.

C’è il sole e già comincia a fare caldo, sorrido perché non sono abituato a questo clima: Roma 2017 sotto un diluvio impressionante, Venezia con leggera pioggia, Firenze memorabile per l’acqua che è caduta per tutta la corsa e TelAviv con tempo nuvoloso e qualche pioggerellina qua e la…
Si parte e vorrei stare con un ritmo tranquillo per gestire al meglio poi i chilometri finali, invece non riesco a trovare un ritmo ottimale, o troppo lento o troppo veloce. Mi lascio quindi andare, voglio divertirmi senza stare attaccato al mio Garmin.
Al 2° km incontro Massimo Zibellini che cerca di farmi la foto, appollaiato sopra un muretto di Circo Massimo dove c’è la base della FunRun, e solo dopo l’arrivo scopro che non è riuscito a prendermi.
Come lo scorso anno il 5° km è in pratica dentro casa di mia sorella, lì mi fermo per abbracciare mia madre che mi stava aspettando per darmi il cinque e non si aspettava proprio che mi fermassi. Due battute con Patrizia con la quale avevo scommesso che Giorgio Calcaterra, che partiva da ultimo, mi avrebbe raggiunto al 20°km invece mi aveva sverniciato al 3°.

Al 10°km passo con un buon ritmo, comincio già a sentire caldo e il paragone con la scorsa edizione è d’obbligo anche per le sensazioni e le emozioni. Lo scorso anno era tutto un’incognita e per assurdo, non mi ricordo neanche il percorso; ora mi sto godendo ogni metro e già conosco cosa mi aspetta o che potrebbe succedere. Passo nelle zone che ho frequentato e vissuto in questi miei 47 anni, ogni curva ha un ricordo.
Si passa per San Pietro durante la Santissima Messa con il Papa, un’emozione unica insieme alle migliaia di persone che erano intorno al percorso per acclamarci ed incoraggiarci.
Il caldo aumenta e, oltre a prendere d’assalto i ristori, c’è una battaglia anche per prendere le spugne con acqua fresca nelle zone di spugnaggio: una sul collo, due sul petto e il cappello immerso nelle vasche d’acqua il tutto per cercare di abbassare la temperatura del corpo. In sostanza il sollievo che provavo in quel momento svaniva nel giro di qualche minuto.
Arrivo al 30°km e mi sento molto bene, il ricordo dello scorso anno dove per fare il video saltai il ristoro mi ha riempito la mente, mi fermo materialmente per mangiare i biscotti, anche quelli del 2017, e bere una bottiglietta intera d’acqua che mi ritrovo in mano senza ricordarmi come l’ho presa. Prima di ripartire guardo il mio Garmin e mi accorgo di stare sotto il mio personale nonostante non lo avevo programmato. Scherzando mi dico che posso anche rallentare ma mentre riparto mi dico: “neanche per sogno, sono in ballo e balliamo”
Poco dopo il 35°km, la gamba destra e precisamente il polpaccio comincia a darmi fastidio, comincio a correre male. Prima di entrare in Piazza Navona mi devo fermare per stracciare il polpaccio incriminato, mi da fastidio e non mi permetteva di andare avanti. Riparto ma non mi sento al massimo, rallento di tanto la mia corsa che oltretutto non è neanche tanto fluida, i muscoli cominciano a darmi fastidio e comincio ad avere una sensazione che non avevo mai provato. Al 38° km, in Via del Corso, mi si indurisce l’adduttore destro e non riesco più ad andare avanti, mi fa malissimo e chiamo gli infermieri che sono davanti a me. Arrivano e mi fanno sdraiare a terra, vicino alle transenne. Una dottoressa tenta di farmi un massaggio per sciogliere il crampo, dopo qualche minuto e al secondo tentativo il male diminuisce e poi smette, dovrei fermarmi ma poiché l’arrivo è dietro l’angolo continuo con le ultime forze, riprendo la mia strada. Per assurdo in quel momento quello che mi circonda è ancora più bello, il pubblico che mi vede in difficoltà mi incita, mi chiama per nome (lo vedono scritto sul pettorale) e quello diventa la mia forza per arrivare al traguardo.

Dopo il tunnel di Via Nazionale in sostanza siamo arrivati, a 500mt dal traguardo sento un urlo famigliare, Patrizia, Mamma e Giacomo mi stanno aspettando e non posso non abbracciarli ringraziandoli di fare il tifo per me, poi si riparte e si taglia il traguardo della Regina per la quinta volta come sempre a braccia alzate. Questa volta, per la prima volta, la rabbia per gli ultimi chilometri ha preso il sopravvento sulle lacrime che normalmente mi affiancano sotto l’arco dell’arrivo, ma questo non vuol dire che non sono soddisfatto…

Roma è Roma anche quando ti fa soffrire.
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