Il Passatore
Qualche tempo fa ho aperto questo blog proprio in previsione della 100km che avevo in programma. Portata a termine l’adrenalina era cosi forte da non avere lo spunto per mettere su un foglio le mie sensazioni. Oggi in viaggio per la mia 6° maratona mi passano per la testa ognuno dei 100 km passati in un viaggio a dir poco fantastico, e allora, prima del racconto dell’avventura di Berlino non posso non ricordare quelle belle sensazioni.
Partenza da Roma con Patrizia e Giacomo in direzione di Firenze, caricando in macchina di tutto di più. Durante il viaggio non sono riuscito a stare in silenzio per più di 5 minuti consecutivi, l’ansia era a 2000 anche perché la preparazione non è stata ottimale a causa di alcuni infortuni che mi hanno rallentato.

Arrivati a Firenze pettorale e poi preparazione, città caldissima con i suoi 27 gradi e soprattutto una città stracolma di Ultramaratoneti. Sotto il Duomo, in zona partenza, persone di tutte le età che si preparano e raccontano le gesta delle edizioni precedenti. Saluto Patrizia e Giacomo e mi avvio nella zona partenza cercando di trovare un po’ di ombra. Da lì a poco si parte, l’emozione è oltre ogni limite, cerco di respirare profondamente e spostare l’attenzione su ciò che mi circonda tentando di abbassare i battiti del cuore, che mi sembra uscire dal corpo. Finalmente il via e si comincia a correre molto piano, anche perché i primi chilometri si corrono in città e le strade sono troppo strette per il grandissimo numero di partecipanti. Molto bene, mi dico, perché così riesco a mantenere il mio ritmo, il pubblico fa da contorno e ci incita da subito, sono solo i primi passi ma comincio ad entrare nella corsa.
Inizia la salita di Fiesole e incontro un mio amico Ultramaratoneta, Marco Agnetti di Mestre, che sta’ alla sua terza partecipazione, foto di rito e si comincia a parlare, subito con il primo consiglio… dove corri in salita, risparmia energie mancano solo 95 chilometri. Non me lo faccio ripetere due volte, anche se ero partito per correre ma lui è più esperto di me. Ci siamo conosciuti alla 50km del Gran Sasso e non è un caso che ci rivediamo alla 100km più famosa d’Europa. Corriamo e camminiamo, alterniamo l’andatura a secondo del tratto che stiamo percorrendo. Stare in compagnia non ti fa sentire la stanchezza e comunque stiamo solo all’inizio anche se il caldo si fa sentire molto più della salita stessa. Fortunatamente i ristori sono abbondanti, ogni 5km, il che mi fa pensare che probabilmente non avrò bisogno del supporto, giustamente dobbiamo mangiare e bere anche se non ne abbiamo voglia, non si può rischiare di rimanere senza energie e quindi ad ogni ristoro minimo un panino con la nutella non me lo toglie nessuno (sono poco goloso).

Arriviamo al 30km dove finalmente posso rivedere i miei supporters, si è aggiunta anche Rosy, piccola sosta per il cambio di indumenti e si riparte per il prossimo “appuntamento” sul Passo Colla. Si ricomincia con la salita, ma questa volta è quella importante che ci porterà sulla cima più alta del viaggio. Il sole comincia a scendere e anche la temperatura. Nonostante sono più i tratti di camminata rispetto alla corsa, la stanchezza comincia a farsi sentire, e per non perdere la concentrazione con Marco si cominciano a fare delle piccole gare “a chi arriva prima a quel cartello”… fantastico anche per sciogliere un po’ i muscoli, diventano delle piccole ripetute in salita. Ormai è sceso il buoi più completo e la salita si fa sempre più ripida ma se mi giro lo spettacolo è unico, tutte le luci dei corridori sembrano tantissime lucciole, la strada viene illuminate da queste piccole lampadine che dalla cima sembrano segnare il percorso…. Brividi solo a pensarlo e non solo per il freddo, si perché la temperatura si è abbassata di molto.

Arriviamo al passo Colla al 48km, praticamente metà corsa, ad aspettarmi anche Monica che si è unita al gruppo. Fa freddo e sono stanco, subito un buonissimo bicchiere di brodo di gallina bollente e cambio veloce, più pesante di quello che indosso con la possibilità di alleggerirmi perché sarà l’ultimo fino all’arrivo. Una panchina, la guardo e decido di riposarmi qualche minuto, mi sdraio e mi copro con il kway, mi addormento per un quarto d’ora poi sveglia, massaggi e si riparte direzione Faenza.
Ancora con Marco, ormai abbiamo deciso di arrivare insieme, finalmente iniziano le discese che gestiremo come le salite, anzi con molto più rispetto visto anche la stanchezza della prima metà di gara. Ormai è buio pesto davanti a noi i primi corridori li vediamo molto lontani e girandomi non vedo più tante lucine come in precedenza. Tantissimi richiami di animali nel silenzio più assoluto, per me che vengo dalla città, all’inizio fanno un po’ di paura poi sono la colonna sonora della mia corsa fino a quando non vengo colpito da tante piccole luci che mi circondano, spengo il mio faretto in testa, e mi ritrovo immerso in un mare di lucciole che non avevo mai visto in vita mia, o per lo meno non così tante tutte insieme.

Ormai siamo oltre al 70km, ultimo ristoro passato abbiamo fatto una sosta un pò più lunga per un carico di carboidrati, pasta con il parmigiano offerta dall’organizzazione, cominciamo a vedere i primi sintomi dei tanti chilometri con gente ubriaca di stanchezza, che vaneggia o che barcolla poco prima del ritiro, oppure che si addormenta sul ciglio della strada. In un tratto in aperta campagna io e Marco sentiamo una voce femminile “aiutooooo, voi due aiutatemi…”. Con Marco ci fermiamo, e la aspettiamo. Una ragazza presa dal panico vedeva mostri che la inseguivano…. La stanchezza a volte fa strani scherzi. Cosi decidiamo di fargli compagnia fino al primo ristoro.
Mancano ormai pochi chilometri e nella mia testa comincio a farmi il conto alla rovescia, Marco non vuole sapere quanto manca quindi devo parlare solo con me stesso, negli ultimi 10km ormai si è rifatto giorno e la gente comincia a ripopolare il nostro tragitto. Adesso corriamo molto più a lungo, l’unico dolore che sento è la vescica che ormai si è aperta sotto al piede destro. Voglio arrivare il prima possibile e ormai mi concentro molto di più sui mie passi che su ciò che mi circonda. Arrivati a Faenza Marco mi dice di andare che siamo arrivati, tiro fuori la mia bandiera dell’AICS e piangendo taglio il MIO TRAGUARDO dove mi aspettavano i miei supporters. Ormai le mie gambe non riescono a fare un altro passo in autonomia ma non me ne frega nulla, ho raggiunto il mio grande obiettivo e il primo commento NON LA FACCIO PIU’…. Ma voi ci credete?

Un viaggio, un vero viaggio, non solo come spostamento da Firenze a Faenza, ma un viaggio nella mia testa, nulla mie è precluso, SE LO VUOI PUOI E IO L’HO FATTO.

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