Maratona Maga Circe
Ormai è partito il countdown per il Passatore, la scorsa settimana una bella e faticosa Maratonina dei 3 comuni che seguiva la 10km di Miguel per testare il mio stato di forma. Un programma bello impegnativo con molti lunghi nel fine settimana che ho deciso di sostituire con altrettante gare, giusto per non farmi mancare nulla. Non potevo farmi sfuggire la prima edizione della Maratona Maga Circe, molto pubblicizzata e oltretutto non tanto lontano da casa, da fare tutto in giornata… e così è stato.

Sveglia la mattina prestissimo… ore 4:30, mia madre pronta per la colazione…da maratona con pasta, the e spremuta di arancia e, visto l’esperienza della passata settimana, ha preparato anche il termos con il the caldo da portarci. Un oretta più tardi arriva anche Patrizia pronti direzione Sabaudia, dobbiamo ancora ritirare il pettorale e questa operazione si fa in zona arrivo. Saliamo in macchina e io, diversamente dal solito, mi infilo sui sedili posteriori cercando la posizione più comoda per allungare le gambe e rilassarmi. Certo che la macchina di mia sorella è piena di spigoli ma riesco a trovare la posizione giusta tanto che mi addormento. Apro gli occhi praticamente a Sabaudia dove arriviamo con la macchina direttamente sul piazzale dove stanno ancora organizzando il tutto, meglio presto che con l’ansia di arrivare tardi.

Prendiamo il pettorale e la sacca dove inserire l’abbigliamento per la navetta, anche se non ne ho bisogno perché ho la mia navetta personale. Prima di partire direzione Circeo, una bella sosta al bar per fare colazione e prima fermata bagno, non proprio un idea originale visto la fila sia per consumare che per il bagno.
Ci dirigiamo alla partenza che si trova a San Felice Circeo, mi sono svegliato e comincio a cazzareggiare. Arriviamo e cerchiamo un parcheggio comodo, praticamente a 20 metri dalla piazza dove si parte, zona a pagamento ma tanto oggi è domenica e c’è la gara, non faranno le multe (invece al ritorno chi ha parcheggiato troverà il regalino del Comune). Sinceramente questa domanda se la fanno in molti ma nessuno ha la risposta certa, anzi molti, dopo aver parcheggiato, sono costretti a tornare a Sabaudia per i pettorali… ma la domanda nasce spontanea: “ma non leggete le indicazioni che ci hanno inviato e cosa c’è scritto sul sito?”.

Anche qui in ampio anticipo, decidiamo di farci una passeggiata per vedere il panorama prima di prepararmi definitivamente. Non fa freddo e questo mi preoccupa perché non ho portato l’abbigliamento leggero. Ci avviciniamo in due zone bellissime del paese dove il panorama è spettacolare, solo queste due immagini ripagano completamente il viaggio. La musica comincia a salire così come le urla dello speaker che cerca di tenere alto il morale dei circa 1700 corridori che oggi partiranno per le tre distanze organizzate. Incontri con amici, saluti, in bocca al lupo e appuntamento all’arrivo, è giunto il momento di prepararci.
Torniamo alla macchina e inizio la vestizione, adesso sento un po’ di freddo e non posso non assaporare il caldo the che mamma ha preparato questa mattina. Non indosso tutto quello che avevo preparato, mi aspettavo altre temperature e quindi cerco di rimediare. “Certo che non prepari più le gare come prima, sei troppo tranquillo” citazione di Patrizia ed è verissimo, ma non certo per la gara in se stessa ma sicuramente perché per me è un allenamento e non un obiettivo, un allenamento con premio finale.
Finalmente ci accingiamo ad entrare in griglia, posizionati tra l’arco gonfiabile e la porta di ingresso al paese. Mi organizzo con mia sorella per la foto dopo la partenza ma come sempre non riuscirà a prendermi, pazienza all’arrivo sarà più facile, almeno spero.

Si parte con circa 15 minuti di ritardo ma partiamo, primo tratto tutto in discesa, difficile da correre in solitaria immaginate tra 1700 persone, si arriva alla normalità solo sul lungo mare, bellissimo tratto baciato dal sole, ottimo per partire e per scaldare i motori. Dopo qualche chilometro giriamo per la campagna, a destra e a sinistra solo verde, all’inizio bello ma poi sinceramente un po’ monotono. Si torna in dietro verso il paese e il percorso si rifà divertente. In questo tratto guardo spesso il mio Garmin perché le gambe vanno ma vorrei rimanere entro dei limiti consoni al mio stato di forma attuale, 6:00 massimo 5:50 minuti al chilometro. Prendo come riferimento i palloncini blu dei pacer delle 4 ore, sono qualche centinaio di metri davanti a me e riesco a tenerli a vista, ma in questa maniera riesco a gestirmi, dovrei perdere poco per stare nei miei canoni. Al decimo chilometro circa, la strada tende a scendere con un falso piano e mi accorgo che quei palloncini blu sono sempre più vicini, quindi decido di accorciare il ristoro e cercare di raggiungerli, almeno provo ad avere un passo costante senza vedere il mio orologio, almeno fin quando me la sento.
Entro in questo gruppo e la mia corsa cambia, in gruppo la fatica sembra non esserci tra battute e qualche risata e soprattutto senza l’ansia del tempo. Mi sento bene e quasi non me ne accorgo di stare ad andare ad una media superiore di quella prestabilita. Saliamo per qualche tratto e ci accingiamo a percorrere il lungomare che ci porterà a Sabaudia, un falsopiano in salita tutto dritto, non si vede la fine. Diventa noioso e pericoloso perché corriamo tra le bici e soprattutto tra le macchine che circolano liberamente alcune addirittura senza per niente rispettare i corridori.

Al ristoro dei 25km il gruppo un po’ si sfalda, diventiamo di meno ma continuiamo imperterriti verso l’obiettivo. Ecco finalmente un tratto in discesa, il ponte che ci porta a Sabaudia, siamo al chilometro 28 ma subito dopo una piccola salita ci accompagna fino alla piazza del comune e qui sono ad aspettarmi Patrizia e mamma e finalmente riescono a farmi una foto. Per chi è iscritto alla 28 l’arrivo è sotto l’arco, per noi manca ancora un lungo giro, mentalmente non è il massimo e, visto che era un allenamento, stupidamente neanche mi sono studiato il percorso. Continuo con il gruppo delle 4 ore abbastanza sfilacciato, subito dopo l’arco comincia il bello, ecco la prima salita che faccio quasi tranquillamente, intanto i pacer si dividono per cercare di riunirci tutti, subito dopo una seconda e più lunga che accuso ma cerco di non mollare, non manca tanto e sono ancora con i pacer, la fatica comincia farsi sentire, il panorama di certo non è di aiuto, siamo praticamente in mezzo alla campagna e non riesco a trovare nulla che mi possa distrarre, anche i compagni di avventura ormai sono rimasti pochi, scambio due parole con i pacer per cercare di cambiare il mio focus ma dietro l’angolo arriva l’ennesima salita, questa volta molto ripida che mi costringe per la prima volta a rompere la corsa per finirla camminando. Perdo contatto con il gruppo, uno di loro rallenta per aiutarmi a rientrare ma le mie gambe non vogliono più sapere di aumentare l’andatura. Rimango a vista, così proprio come avevo iniziato, la strada è di nuovo un falsopiano con qualche piccolo strappetto. Siamo al 37km quando ormai quei palloncini blu cominciano ad essere lontani e non mi trascinano come hanno fatto fino adesso. Ancora un tratto camminando e quando riprendo ormai non ho più il passo, ma non si molla, adesso l’unico obiettivo è quello di arrivare a prendere la medaglia sotto l’obiettivo iniziale che era quello delle 4 ore e 15 minuti. Guardo il mio Garmin ogni istante, il mio cervello fa calcoli in continuazione come il navigatore quando cambiamo strada “ricalcolo”… Ritorno al ponte di Sabaudia dove 15 km prima andavo che era un piacere, corro in discesa e anche sulla salita, manca veramente poco e vedo l’arco dell’arrivo quando capisco che devo ancora girare in torno alla piazza per completare i 42,197. Vorrei scattare, o meglio, nella mia testa ho fatto la volata mentre nella realtà non so neanche se correvo. Taglio il traguardo della mia 11° maratona, distrutto, stanco ma contento perché comunque le mie 4h10’ sono sotto ciò che avevo preventivato. Finalmente Patrizia riesce a farmi una foto all’arrivo e mentre si avvicina, io piegato sulle mie gambe, mi guarda e mi dici: “lo so, non dirmi nulla, lo hanno detto tutti”… ma cosa? Io pensavo solo dove doveva andare a ritirare la medaglia. Poi parlando tutti hanno commentato gli ultimi 15km, ma soprattutto una maratona difficile.

Dopo aver ritirato un delizioso pacco gara con pasta, lenticchie e maglia ricordo, ci dirigiamo in macchina per tornare a Roma. Dopo che mi sono cambiato mi rimetto sul sedile posteriore e mi addormento, la giornata finisce come è iniziata a dormire in macchina, proprio come la mia gara, a guardare quei palloncini blu davanti a me.
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