La corsa di Miguel
Un’altra settimana piena di impegni e allenamenti che mi devono portare al 26 maggio. Si entra ora pesantemente nella tabella di allenamenti ed entrano le salite, fino ad ora evitate per mettere prima un po’ di carburante sulle gambe e soprattutto nella testa. Prime ripetute stagionali in salita e soprattutto la prima di una lunga serie di uscite specifiche in salite che dovranno migliorare la mia resistenza globale e abituarmi anche alle lunghe salite del Passatore.
Settimana iniziata con le ripetute sulla lunga distanza, con Matteo, sul lungo mare di Ostia dove il vento ci ha creato non pochi problemi ma che fa parte del gioco, anche se, egoisticamente, ne farei volentieri a meno.
Poi finalmente la tanto attesa uscita in quel di Monte Cavo per la famosa salita mai corsa prima. Organizzata ormai da qualche giorno ci troviamo nel Parco dei Castelli Romani, io e Claudio, con l’obiettivo di mettere benzina nelle gambe, anche perché sarà sicuramente un appuntamento fisso nella nostra tabella di marcia, ognuno per il proprio obiettivo.

5 chilometri di salita continua, con un dislivello al Garmin di poco superiore ai 300 metri, corsi ad un ritmo tranquillo con respirazione facile per abituarci al nuovo allenamento. Un’uscita bellissima, anche se non lontano dalle nostre case, ma con un ambiente completamente diverso, ha il sapore di trasferta, di area nuova. Già questo possiamo dire che è allenamento, variare i nostri soliti luoghi ossigena i nostri pensieri, aumenta le nostre motivazioni e fa sentire molto meno la fatica. Temperatura ideale per essere Gennaio e comunque, dopo pochissimo, la corsa ci fa sentire molto caldo e comunque le basse temperature passano in secondo piano. In cima troviamo un bellissimo santuario in ristrutturazione e non so quanti ripetitori delle più svariate aziende. Pit stop, foto di rito per il traguardo raggiunto e discesa per raggiungere la nostra macchina e premiarci con una bella colazione sulle sponde del lago di Castel Gandolfo.

Tornato a casa le gambe sono fresche come se non ci fossimo allenati ma il giorno dopo mi aspetta una bella 10 chilometri, la Corsa di Miguel, messa in programma perché lo scorso anno non ero riuscito a farla e perché ho deciso di partecipare stanco ad alcune gare per allenarmi a gareggiare non proprio fresco. Una corsa per beneficenza corsa sulle sponde del “biondo Tevere” con partenza davanti alla Farnesina ma soprattutto con arrivo dentro lo Stadio Olimpico.

Arriviamo in zona corsa con Matteo con quasi 2 ore di anticipo per aggirare il blocco delle auto e come sempre, prima di cambiarci, facciamo il giro per salutare e i nostri amici di altre squadre, non me ne vogliono gli altri, ma dopo Firenze incontrare e salutare il mio amico Daniele Balzamonti, Ramarro doc, alle gare, è una vera gioia….un giorno ci alleneremo anche insieme.
Si avvicina la corsa, ci cambiamo e cominciamo il rituale del riscaldamento che oggi ha un sapore speciale perché lo facciamo dentro lo “Stadio dei Marmi”, dove un grande atleta ha preparato la sua olimpiade e al quale oggi è stato dedicato: Pietro Mennea.

Riscaldamento più lungo del previsto anche perché le gambe sono un po’ doloranti, ieri ero fresco ma in questo momento la fatica comincia a farsi sentire ma faccio del tutto per non pensarci. Ci accingiamo nella zona dello start insieme a più di 8500 persone e qualche secondo prima della start un bel cinque con Matteo per ricordarci il nostro obiettivo giornaliero: divertimento prima di tutto, consideriamolo un buon allenamento quindi senza guardare l’orologio….almeno fino all’arrivo.

Si parte ma trovare un passo è veramente difficile visto il grande numero di corridori almeno per il primo chilometro, poi lungo il Tevere il serpentone comincia a dilatarsi. Mi sento benissimo, potrei anche aumentare ma ho voglia di stare con Matteo quindi cerco di trascinarlo con me fin quando, girandomi, non lo trovo più. Sinceramente non avevo mai corso in questa zona di Roma e soprattutto era un bel po’ di tempo che non passavo su Ponte Milvio, se non ricordo male l’ultima volta ancora non esisteva la moda dei lucchetti (oddio quanto sono vecchio). Non so perché ma questo passaggio mi ha fatto pensare a mia moglie che deve convivere con questa mia passione ma che, per validi motivi, è poco presente alle mie corse ma che mi sprona in continuazione.
Il ritmo continua ad essere interessante anche sulla ciclabile che costeggia il fiume, alzando gli occhi vedo questa zona di Roma da un altro punto di vista, comincio ad essere stanco è vero, ma sto correndo dentro un quadro bellissimo e mi sento il protagonista. Una piccola salita per tornare sulla strada, un paio di curve a gomito strettissime mi fanno perdere il passo, che sommati al lavoro del giorno prima, mi portano a rallentare perché il polpaccio sinistro risente della fatica, ma si intravede lo stadio e non si molla un centimetro. La testa è più forte di tutto e in un batter d’occhio mi trovo nel tunnel sotto l’Olimpico, il cuore aumenta i suoi battiti e sale l’emozione, si intravede alla fine del tunnel la luce non più artificiale, la tribuna e poi il prato… senza che me ne accorgo il cemento sotto piedi diventa il tartan rosso e morbido della pista di atletica e a braccia alzate passo sotto il traguardo.

Obiettivo raggiunto e adesso vado a vedere il tempo sul Garmin: 47:45 non male considerando la fase di preparazione. Un altro tassello messo, altra esperienza e altre emozioni e da domani ancora con le scarpette per raggiungere il grande obiettivo.
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