Realizzare un sogno
Dopo il lockdown in mente ha cominciato a girarmi l’idea di alzare l’asticella delle mie corse con gare impossibili solo a pensarle, per questo motivo ho cominciato ad informarmi della 100 miglia di Berlino, che con il passare del tempo cominciava a diventare un vero sogno, pensavo che sarebbe stato impossibile solo ad iscrivermi, così ho contattato l’amico Mauro Firmani, Ambassador della gara per l’Italia, che mi ha indirizzato per l’iscrizione e per i passaggi da seguire.

Dopo aver avuto la certezza dell’iscrizione mi è salita un po’ l’ansia, il primo passo è stato fatto e adesso….? E adesso mi dovevo mettere sotto con gli allenamenti e alloro ho contattato e mi sono fatto seguire da Roberto Martini che insieme a Daniele Gaiola con pazienza mi hanno accompagnato per il mio calendario gare di avvicinamento al grande obiettivo. Sicuramente non è stato facile con alti e bassi e purtroppo qualche piccolo infortunio… ma finalmente il grande giorno è arrivato. Mi ha accompagnato per questa avventura mia sorella Patrizia in bici che poi si rivelerà essenziale. Viaggiamo insieme al grande Mauro Firmani che durante tutto il viaggio praticamente mi ha raccontato tutta la storia della gara e incontriamo altri corridori italiani che si riveleranno delle grandissime persone. E’ solo giovedi e si corre sabato e mi sento tranquillissimo, si cerca di stare attenti al mangiare mentre la birra scorre a fiumi ma non ne risentirò minimamente in gara. Finalmente arriva venerdi per il ritiro del pettorale e si comincia ad assaporare finalmente la tensione della gara, ma quella giusta. Tra me e Patrizia sembra che deve correre lei per quanto è in ansia. Decidiamo di sfruttare la bici per andare a fare una visita di Berlino veloce e ci accorgiamo della grande differenza con Roma, qui la bici è un mezzo di locomozione e le strade sono piene di ciclabili che nulla hanno a vedere con le nostre.

Finalmente arriviamo a Sabato mattina, alle 6 è prevista la partenza, alle 4:30 un abbondante colazione, ultimi controlli, e tutti insieme a prendere la navetta che arriva con oltre mezz’ora di ritardo, praticamente arriviamo in zona partenza 10 minuti prima dello start, giusto il tempo di consegnare le borse dei cambi, un veloce pit stop bagno, foto di rito (a 2 minuti dal via) e senza accorgermi stavo avviando il mio Garmin. Tutto così veloce che praticamente stavo correndo senza accorgermi, ero partito per la gara più importante della mia vita e stavo come se ero partito per un semplice allenamento. Da subito mi affianca Mauro che dice che mi accompagnerà fino al primo ristoro, lo salutano tutti Italiani e no, è alla sua ottava esperienza ed è un personaggio oltre che una persona stupenda. Si corre in città e abbiamo molti stop per rispettare i semafori rossi pena squalifica. Il primo ristoro neanche lo vediamo e decidiamo di correre insieme fino al secondo che poi diventerà il terzo. Mi sento benissimo e cominciamo ad uscire dalla zona abitata per entrare nei parchi e nel bosco. Poco prima del 20km Mauro mi propone di correre 800mt e camminare 200mt, sapevo che questo era il suo modo di correre le ultra (9 100miglia e la 9colli) e senza pensarci gli dico vai, ti seguo. Mi piaceva questo metodo, la media al chilometro era in linea con il mio obiettivo anche se avevo qualche problemino ad ogni ripartenza. Nel frattempo correvo in posti fantastici, il mio pensiero era subito per Monica e Mirko, amanti della natura, perché sarebbero stati nel loro abitat.

Poco dopo Mauro comincia ad avere qualche problema, non riesce a mangiare e bere ed ha conati di vomito ma non riesce, rallentiamo un bel po’ e mi chiede di andare, io invece volevo farmela tutta con lui ma si è impuntato e, andando, gli prometto che andavo a prendermi la fibbia. Cosi al 50km mi trovo a correre da solo con Patrizia a supporto, adesso sta tutto nelle nostre mani… ops gambe. Non cambio la strategia con la quale mi sono trovato bene fino a quel momento 800mt di corsa e 200mt di camminata. In questa maniera arriviamo alla seconda zona cambio e mi accorgo di avere qualche parte del corpo sfregata che comincia a fare male, dove avevo usato la vasellina era tutto ok ma mi ero dimenticato di ripassarla in alcuni punti. Sono con oltre 40 minuti di vantaggio sul piano corsa così decido di fermarmi qualche minuto per recuperare… qualche minuto diventano 30 e alla ripartenza Patrizia ha qualche problema quindi decidiamo di ripartire camminando. Per recuperare decidiamo di giocare, Patrizia andava avanti per 800mt prime e 200mt dopo per darmi i punti di riferimento. Questo gioco ci accompagnerà fino all’arrivo anche se più avanti cambieremo in 700/300. Questo momento di recupero mi ha dato l’opportunità di ricaricare le batterie e di avere l’energia per andare avanti… ancora tanto parco, bosco e sterrato, percorso segnato benissimo con delle frecce a terra gialle fluo che oggi sono diventate un incubo. Cala il buio e indossiamo la giacca fluo e le luci obbligatorie, la strada comincia ad essere sempre più buia e per correre cerco di guardare a terra così non mi accorgo neanche di salite o discese che ormai corro allo stesso ritmo. Passo i 100km in 13h50m, l’obiettivo era tra le 14 e le 15 ore quindi mi trovo in piena linea per le fatidiche 24 ore.

Si esce dallo sterrato per un tratto di asfalto e sento un dolore venire sotto il dito del piede sinistro, penso che sia un sassolino e mi fermo, mi tolgo la scarpa, pulisco tutto e cerco di ripartire ma non è il caso, mi rifermo dopo 20mt e mi tolgo il calzettone e mi accorgo che mi si era alzata la pelle, morale a terra con Patrizia che cerca di non farmici pensare, cerchiamo una soluzione, qualche cerotto e si riprova…. Nulla, riesco a mala pena a camminare ma non mollo, ogni tanto riprovo a partire senza successo, poi capisco che se corro con il tacco riesco e allora si cambia la postura e si riparte. Due calcoli veloci e sono ancora sotto le 24ore anche se al limite, ma non si molla un centimetro. Non contenti nel pieno bosco comincia a piovere, ci prendiamo un bello sgrullone che ci mette un po’ di allegria tanto la terza e ultima zona cambio non è tanto lontana. Arriviamo all’ultimo cambio, ci organizziamo con Patrizia anche per alleggerire il suo pesante zaino con cose che ormai non avremmo più utilizzato anche se, sinceramente, abbiamo lasciato veramente poca roba e volutamente non togliamo la scarpa per vedere la situazione del piede. Prima di ripartire incontriamo il nostro amico Gigi che stava arrivando e ci chiede come andava, gli parlo dell’infortuno ma gli dico anche che stavo andando a prendermi la fibbia, ci prende per metti ma con l’imbocca al lupo mi dice anche che non potevo più sbagliare nulla, ed era vero. Ripartiamo e da li a poco altra bella pioggia che oltre a bagnarmi completamente bagna tutto lo zaino di Patrizia con il cambio, quindi avevamo capito che così come stavo sarei arrivato al traguardo. Si rientra nel bosco e da li a poco il dolore al piede comincia a diventare insopportabile di nuovo, penso semplicemente al calzettone e invece quando lo tolgo mi accorgo che il cerotto aveva tagliato un’altra parte del dito, Patrizia trova la soluzione di asciugare il piede e poi incartare il dito con un fazzoletto, fatichiamo a rimettere il calzettone ma poi non riesco neanche a correre sul tacco…. Il morale sotto i piedi, sono ormai al limite per la fibbia se non addirittura oltre, camminando sarei comunque arrivato al traguardo nel tempo limite… se dovessi scrivere i pensieri e le parole che mi sono uscite dovrei scrivere tanti bip.. bip…. Comunque piano piano riparto, provo più volte a correre senza successo, piccolo tratto asfaltato e corro, si sento dolore e tanto, ma non mi fermo, davanti a me avevo la fibbia e quello era l’obiettivo. Dopo qualche chilometro il dolore non lo sento più, sinceramente non so perché ma chissenefrega e allora di corsa verso l’arco. Dopo un lungo tratto noiosissimo, 7,5km dritti, bui che ci portano in città comincio ad assaporare l’arrivo, decido di saltare l’ultimo ristoro, sto bene non mi serve, e non voglio perdere tempo. Mando Patrizia solo a leggere quanto manca ufficialmente all’arrivo e mi rendo conto che rispetto al mio Garmin mancano ancora 1,7km in più, due calcoli veloci per l’ossigeno che mi passa al cervello in questo momento e mi accorgo che potrei stare ancora dentro ma per poco… mancano 5,7km e escono fuori energie che non pensavo ancora di avere, mi trovo a correre con altri 5 ragazzi che stanno puntando al mio stesso obiettivo, un elastico per chi è avanti e chi dietro. Purtroppo non avevo fatto i conti con i semafori della città che per regolamento non posso passare con il rosso pena squalifica e allora saltano tutti i conti ma non posso passare oltre le 24 ore. All’improvviso mi trovo con i ragazzi che erano con me aumentano il ritmo e appena mi giro vedo l’arco dell’arrivo, c’è da fare ancora un giro di 200mt e tiro fuori tutto quello che ho, faccio anche la volata con loro e li sorpasso passando sotto il traguardo in 23h46m47s portando la fibbia a casa.
Al traguardo ci mettono la collo la medaglia del decennale e ci consegnano la maglia da finischer, nel pomeriggio alle premiazioni mi daranno la medaglia della gara e la mitica fibbia.

Di questa bella esperienza mi porto a casa non solo 2 medaglie e la fibbia ma l’aver conosciuto persona fantastiche come Mauro Firmani, che poi è arrivato entro le 30 ore accompagnando Mauro Candidi, altra grande persona, in difficoltà fino sotto l’arco; Pierluigi Spera che purtroppo in torno al 100km si è perso e che quindi ha deciso di ritirarsi, daje sarà per il prossimo anno e Riccardo Denni che ha accompagnato in bici Mauro ma che poi è stato di supporto a tutti noi.

Un ringraziamento particolare a Patrizia che senza conoscere nulla di questa gara si imbarcata in questa avventura in bici accompagnandomi per 161,300km e prendendosi qualche parola non carina dal sottoscritto in preda alla stanchezza… La dedico a Monica che ha creduto in me più del sottoscritto e a Mirko che dopo qualche giorno è partito per 10 mesi per andare a studiare in Islanda.
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