Con Londra sono 16 regine
Preso dall’impeto delle Major e con la finestra della data eccezionale per la Maratona di Londra, non ci ho pensato un attimo ad iscrivermi senza pensare minimamente che era a 5 settimane dalla “gara” della mia vita. Il pensiero è stato quello di andarmi a divertire e portare a casa un’altra regina. Allenamento di preparazione è stato quello di riprendere piano piano un ritmo consono a questa gara con un unico obiettivo che era quello di divertirmi e vivere la corsa. Certo che più mi avvicinavo all’evento e più mi sentivo in forma e quindi mi è balenata nella testa anche un obiettivo di tempo discreto, diciamo che 4 ore e 15 minuti sarebbe stato un buon tempo.

Partenza per Londra con mia moglie senza una minima programmazione del viaggio, andiamo e viviamo alla giornata, per assurdo non sapevo neanche dove fosse posizionato l’albergo e dove fosse l’expo per andare a prendere il pettorale. Ho preso questa trasferta come una vera vacanza tanto da non sentire neanche la tensione pregara.

Devo dire albergo bellissimo posizionato al centro di Londra a due possi da ogni cosa, anche se Londra, bellissima città, è possibile raggiungere ogni posto sia a piedi che con i mezzi… abbiamo sfruttato il viaggio anche per incontrare amici di gioventù di mia moglie che non vedeva da più di 30 anni e che sono stati gentilissimi e preziosi per la nostra ristorazione…

Arriva il giorno della gara, sveglia presto per prendere il pullman che ci porta in zona partenza, dopo che la sera prima avevamo camminato fino a tarda sera per la città, e in circa 45 minuti arriviamo in un immenso parco che è la piana di Greenwich Park dove veniamo divisi a seconda della nostra onda di partenza. Aspettiamo più di un ora prima di entrare in griglia. Le previsioni davano pioggia e freddo e sinceramente il cielo era coperto e la temperatura non proprio calda. Mi sono vestito quindi con maglia termica, manicotti e guanti e stavo molto bene.

Dall’entrare in griglia e trovarsi sulla linea di partenza è stato un attimo, 55000 persone divise in 3 zone di partenza che poi si sarebbero unite più avanti nel percorso. Più ci avvicinavamo all’arco e più saliva un l’emozione anche perché già nei pressi della partenza c’erano molte persone a fare il tifo.

Pronti, via, si passa tra le classiche case Londinesi e dopo qualche piccola salitina si scende per un lunghissimo tratto. Mi gusto tutto quello che mi circonda e non controllo l’orologio, sto andando a sensazione, mi sento bene. Quando lo vedo mi accorgo di portare un ritmo superiore al mio obiettivo e soprattutto troppo veloce per lo stato di forma attuale, provo a rallentare ma non di tanto, mi dico che forse potrei portare quel passo fino alla fine.
Comincia a fare caldo i primi ad essere abbassati sono proprio i manicotti, comincio a pensare che i ristori ogni 2 miglia sono perfetti ma che vedo solo acqua, mai i solidi? penso che forse più avanti li aggiungono. Per fortuna che ho deciso di fare la gara con i miei carbo perché poi fino alla fine i solidi non li vedrò mai.
Passo alla mezza maratona sotto le 2 ore, qualche chilometro prima avevo cominciato a sentire le gambe un po’ pesanti e avevo già rallentato di qualche secondo dovuto anche al fatto che fino a quel momento non avevo ancora visto un tratto di strada in pianura, o si saliva o si scendeva e questo non era stato ottimale per la mia condizione.
Passata la mezza decido di rallentare ancora e di godermi questa splendida Maratona, e comincio a godere di quello che la circonda, fino a quel momento non siamo mai stati soli, sempre in mezzo a due ali di pubblico che ti acclamano, musica, feste, mini concerti, balletti e bambini, tantissimi bambini che ti porgono caramelle o dolci ma soprattutto cercano la tua mano, avrò dato il “cinque” a non so quanti bambini e non solo. Da questo punto di vista per me la maratona di Londra è la più bella in assoluto, anche superiore a New York.

E’ la prima volta che mi gusto così tanto una città da dentro la corsa, sembravo un bambino in sala giochi, alla ricerca di quello che ancora dovevo visitare e soprattutto sono arrivato quasi alla fine senza fare i conti del tempo di arrivo.

Quando manca poco meno di un miglio sento chiamare Massimo in mezzo ad un frastuono assordante, mi giro alla mia sinistra e vedo Monica, mi stacco dal gruppone per andare a baciarla e dargli appuntamento a dopo l’arrivo. Da li all’arrivo è tutta una festa anche per il sottoscritto, non importava il tempo ma il fatto che stavo terminando la mia terza Major e soprattutto la mia SEDICESIMA REGINA.